Queste persone stanno crescendo i tuoi figli e tu neppure lo sai

"Me contro Te" è esattamente quella cosa che non sai cosa sia ma vorrai decisamente conoscere.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter che ti porta a fare un giro a volo d’aquila su tutte quelle cose che stavi ignorando per questioni culturali, anagrafiche, territoriali, tecnico-tattiche.

Qui a Milano tutto bene: siamo a metà febbraio, è già primavera inoltrata e l’aria è tornata a essere irrespirabile causa inquinamento. Tutto cospira per il meglio.

Bene. Questa settimana su zio ho scelto di darvi retta: per la prima volta ho ascoltato una vostra richiesta perché era così insistente da non poter essere più ignorata.

Alla fine però ho scoperto che avevate ragione voi, specie se consideriamo il fatto che le persone di cui andremo a parlare sono ormai un pezzo imprescindibile dell’Internet italiano, che stanno praticamente educando i tuoi figli, e che di recente hanno ritirato i vari emendamenti alla riforma Bonafede in tema di giustizia*.

Oggi parliamo di “Me Contro Te”. Le cose asteriscate sono false.


Cos’è “Me Contro Te”?

“‘Dolcetto scherzetto’ è nata perché amiamo molto Halloween, è una canzone recitata.”

Luì e Sofì, “Me contro Te”.

Me contro Te” è un canale YouTube gestito da due ragazzi di Partinico, Palermo. Si chiamano Luigi Calagna e Sofia Scalia, in arte Luì e Sofì. Stanno insieme — nel senso affettivo — dal 2013, e nel 2014 hanno deciso di pubblicare il loro primo video (questo).

Ne stiamo parlando su zio perché: uno, me l’avete chiesto voi e ve la farò pesare fino alla fine. Due: non sono dei semplici youtuber ma una specie di super hub dell’intrattenimento infantile.

Nota bene che per “infantile” non intendo dire che producono roba immatura: ma proprio che fanno contenuti per un’audience molto giovane. 

Video, soprattutto. Ma anche musica, giochi da tavolo, film, programmi Disney, libri, diari. E tutto questo senza che tu te ne accorga, proprio sotto al tuo naso. Datti una svegliata.

“Me contro Te” contro te (immagine dell’autore)

Comunque sia, diciamo subito la cosa più rilevane di tutte — così ti resta la voglia di continuare a leggere per capire meglio: se ti ricordi bene, a inizio gennaio è uscito al cinema l’ultimo film di Checco Zalone — quello sulla famiglia proletaria in Corea del Sud che adesso dicono di aver visto tutti.* 

Si era parlato di record di incassi, numeroni a tanti zeri, pupille a forma di dollaro e ricchi produttori cinematografici coi sigari e le risate sulle labbra. “Il ritorno del Re Mida del box office”, si leggeva sui giornali.

Poi in quei giorni al cinema è arrivato “Me contro Te, Il film – La vendetta del signor S”, quei record d’incassi sono stati frantumati, e nessuna delle persone che conosci lo ha mai nominato né sentito nominare — tanto meno tu. 

Il trailer

Trama: i due, nei panni di loro stessi, vengono rapiti da un cattivo che li sostituisce con due cloni per cercare di conquistare il mondo.

Il film (distribuito da Warner) doveva restare in programmazione per soli tre giorni, e in poche sale. Poi ha fatto 5,6 milioni di euro.

Come-è-stato-possibile?

Intanto possiamo dire che questi c’hanno quasi 5 milioni di iscritti al canale, e milionate di fan sugli altri social — che non è tutto ma aiuta.

Poi diciamo pure che non ti spiegherò come sia potuto succedere, ovviamente, perché non-lo-so. Però possiamo arrivarci cercando di capire cosa sono, e come funzionano. Vamos.


Cosa fanno questi?

Soprattutto video, praticamente da sei anni. Ne pubblicano una marea, si filmano spesso da soli, e fanno un botto di views — arrivano anche a 20 milioni.

Non saprei come definire il loro genere: qualcuno dice sia una specie di “Albero Azzurro” o di “Melevisione”, ma moderni e senza riferimenti ornitologici. 

Tu però considera che nel 2018 il Movimento Italiano Genitori gli ha consegnato il Premio Moige — IL PREMIO MOIGE — per il carattere “particolarmente educativo” dei loro filmati, tra l’altro “consigliabile a un pubblico di bambini perché stimola la fantasia”. IL MOIGE.

Questo perché l’atmosfera dei loro filmati è sempre sognante, stregata: sembra di vedere un cartone animato ambientato in un trilocale in zona Tortona, in cui due tipi siciliani si a accusano goffamente per futili motivi, dentro stanze piene di robe colorate, spunti per challenge, balli e canzoncine.

Capisci bene che se sei piccolo, ci resti sotto.

Ci resti sotto perché ha sì elementi tipici di quel tipo di intrattenimento — le cose buffe e dette facili, gli equivoci, le musichette e le paperelle — ma ha anche un linguaggio “YouTube” che lo rende quasi “una cosa da adulti” agli occhi di quelli più piccoli.

Guarda come sono montati i video, per esempio: con quei tagli-alla-cazzo tipici degli youtuber — e di robe tipo Le Iene — che te lo fanno sembrare meno “Paperino” e più “moderno”. E con le scritte e le faccette che durano pochi istanti, mezze incollate male. Come gli youtuber “dei grandi”.

Poi ci trovi pure qualche riferimento alla cultura mainstream di Internet, qua e là, così come gli inside-meme, e persino un loro modo per definire la fanbase (“#TeamTrota”).

Insomma, è esattamente come andare a un raduno dei giovani di Italia Viva*.

Matteo Renzi minaccia di lasciare la maggioranza*

Se però non sono riuscito a darti un’idea chiara di cosa sia un video di “Me contro Te”, ecco che come al solito — a questo punto della newsletter — arriva un bell’elenco puntato in tuo aiuto: è quello che ti spiega cosa dovresti aspettarti cliccando su un loro link.

  • Delle challenge in cui i due si sfidano a fare cose tipo “Non scegliere la piscina sbagliata!” — ovviamente una delle piscine è piena di schifezze :DDD;

  • Reazioni goffamente enfatizzate tipo “Noooo”, “Sìììì”, “Non è possiiibileee”, “Nooon ci credoooo Sofiii”;

  • Giochi in cui si paga pegno per ogni errore — finendo per essere sporcato da delle schifezze :DDD;

  • Sezione commenti disattivata :(

  • Contest in cui bisogna fare robe come “mangia questa cosa o vieni colpito da delle schifezze :DDD”;

  • Inviti a cliccare “i link in descrizione” per il merch originale, che comprende anche questo bellissimo telo mare di “Me contro Te”;

  • Trame in cui Luì fa qualcosa di scemotto, Sofì si affanna per fargli capire delle cose, finché non si giunge all’ingegnosa soluzione dell’intrigo quotidiano;

  • Sentir citare un certo “Signor S”, che è il cattivo che li costringe a fare le cose con le schifezze :DDD;

  • Due chihuaha:,Kira e Ray; 

  • Tanti video con gli slime.

Gli slime sono una parte molto importante della narrativa mecontroteiana. Non a caso gli hanno dedicato una canzone.

Proprio ieri infatti è uscito l’album “Il fantadisco dei Me contro Te”, che tra l’altro era in cima alle classifiche di Amazon ancor prima di uscire. Puoi aprire il booklet, colorarlo, trovarci degli sticker eccetera. C’è anche un “Gratta e canta” per vincere una puntata al karaoke.

Il singolo, “La vendetta del Signor S”, era già stato pubblicato come colonna sonora del film, ma è rimasto tranquillamente nelle classifiche di vendite anche dopo l’uscita dei pezzi di Sanremo — dove tra l’altro i due dovevano essere ospiti ma non hanno avuto il tempo di andarci, ho letto. Andiamo avanti.

Questa è uscita ieri, per San Valentino. Ripeto: andiamo avanti.

Oltre a una carriera discografica migliore della tua, e a un esordio cinematografico che studieranno nei monografici sull’Italia degli anni Venti, i “Me contro Te” però — dicevamo — hanno firmato pure dei libri. E anche qui, successo.

Le fantafiabe di Luì e Sofì” è finito in top ten sia da Mondadori che da Feltrinelli. Tra novembre e dicembre è stato anche il prodotto editoriale più acquistato su Amazon.

A questo punto penserai: ma quanti numeri positivi, quando arriviamo alle magagne? Leggi qui sotto.


Perché dovrebbe interessarmi?

Mi spiace, per ora zero magagne ma altre cifre che ti faranno sentire inadatto al capitalismo, periferico rispetto al comune sentire, e forse pure un po’ raffreddatello.*

Intanto vediamo: questi hanno quasi 5 milioni di iscritti sul canale, più altri canali paralleli — tra musica ed extra vari — altrettanto popolati.

Poi: quattro miliardi di view complessive, un milione e mezzo di follower sia su Instagram che su TikTok, ma soprattutto un libro contabile usurato.

Secondo Business Insider, dal 2017 al 2018 (ultimo anno di bilancio disponibile) la “Me contro Te srl” (si chiama così) sarebbe passata da 240mila euro a 1,74 milioni.

I ricavi sarebbero arrivati a 2,85 milioni, a fronte di spese di produzione relativamente basse — si fermerebbero sotto i 400 mila euro.

Ma ascoltiamo “Credi in te”, sempre tratta dal “Fantadisco dei Me contro Te”

In pratica i due, tra guadagni interni a YouTube, merch e promo di prodotti terzi, stanno tirando su un po’ di grano.

Poi: io i conti nelle loro tasche non li ho fatti, e magari ne spendono il doppio in slime, che ne so. 

Però la cosa funziona, pare. Ed è ancora più notevole se pensi al fatto che loro ci si sono trovati in mezzo, a far video per bambini: quando hanno cominciato avevano aperto un canale “x”, senza tema, così, zero pretese. 

Poi hanno assecondato i gusti del — piccolo — pubblico che si sono ritrovati per strada, e adesso sono la Nickelodeon di Partinico. 

Fine. Questa storia mi ha fatto venire in mente un’altra cosa, però. Adesso te la racconto.


Cosa stai cercando di dirmi?

Un annetto-e-passa fa era uscito “Raised by YouTube”, questo bel pezzone di Alexis Madrigal su The Atlantic a proposito dei contenuti online per bambini.

Vi metto qua una parte della intro del pezzo, tradotta alla bellebuono, perché mi fa decollare:

“Avendo due bambini in casa, ho cercato di capire di più su ‘sto mondo. La più piccola ha due anni: gli show di Netflix per suo fratello di cinque non la prendono molto, di solito. Quando però le ho mostrato un video di “ChuChu” per vedere l’effetto che le faceva, ho dovuto praticamente lottare per riprendere il telefono. Che cazzo era? Perché le ha fatto questo effetto?

Per capirlo, sono andato a Chennai”.

Alè. Chennai è il posto indiano dove si trova ‘sta ChuChu, o meglio “ChuChu TV Nursery Rhymes & Kids Songs”. È un canale con video per bambini di questo calibro:

Un’ora di video, un miliardo e settecento milioni di views.

Fa quattro volte le visualizzazioni di Sesame Street, ed è solo uno delle decine di omologhi mondiali che si occupano di questo mercato fatto di disperazione genitoriale, biberon digitali e playlist infinite di mostricini che imparano i nomi delle dita cantando o rubano zucchero di nascosto.

A Londra c’è la “Little Baby Bum”, per esempio. A Mosca la “Animaccord Studios”, a Tel Avivi la “TuTiTu”. Tra Romania e Moldavia c’è la “LooLoo Kids”. I video sono spesso molto simili: estetica pre-Pixar dell’ultima generazione, canzoni praticamente uguali, bambini che fanno cose, milioni di views.

Mi è venuto in mente perché a un certo punto del pezzo il CEO di tutta la baracca dichiara di voler far diventare la sua aziendina “la nuova Disney” — che tu ridi, ma dagli tre o quattro anni e magari poi ride lui.

In America gli han detto “Mi sa che avete rotto l’algoritmo” di YouTube, per quante views fa con la sua ChuChu. Invece è solo uno degli attori dominanti in un mercato incredibile, una specie di grossa prateria dell’attenzione prescolare che digrada verso il Pacifico.

Stando a un report del Pew Research Center dell’estate scorsa, questo mega-ecosistema di contenuti video in lingua inglese per bambini e ragazzini sotto i 13 anni sarebbe ormai quasi quello dominante sulla piattaforma — stigrancàxx!

Non può stupire troppo, quindi, se qualcosa finisce per andare mezzo storto.

Qualche tempo fa aveva girato parecchio questo post su Medium dell’autore James Bridle, sostanzialmente terrorizzato da come agenzie e media corp approccino a questo territorio, e di come il loro modus operandi possa potenzialmente ripercuotersi sui prodotti, rischiando di influenzare i piccoli viewer.

Ci sono casi di video che dovrebbero essere — per esempio — Peppa Pig, e invece sono altro. E ci sono casi un po’ più subdoli e simbolici, come quelli dei filmati coi titoli lunghissimi e il contenuto un po’ straniante.

“Quello che trovo inquietante della proliferazione di questi normalissimi video per bambini è l’impossibilità di determinare il grado di automazione che gli sta dietro, analizzare quale sia il gap tra l’uomo e la macchina.”

Diceva Bridle nel suo post, spiegando che filmati con nomi tipo “Wrong Heads Disney Wrong Ears Wrong Legs Kids Learn Colors Finger Family 2017 Nursery Rhymes”, e con all’interno canzoni del tutto decontestualizzate come una filastrocca sui nomi delle dita, non possano che essere di provenienza “automatica”. Non umana.

Cioè.

La sua paura insomma è che la tensione al “video perfetto”, beccato perché ottimizzato per essere trovato e visto facilmente, possa portare questi meccanismi “non umani” a proporre cose sempre più senza senso e fuori controllo.

Per riassumere: in pratica questo qui sta dicendo che se continuiamo a star dietro solo a cose “che funzionano” — titolandole con nomi a prova di algoritmo — rischiamo di dare la merda in pasto ai nostri figli senza neanche accorgercene.

Che poi, se ci fai caso, è lo stesso identico meccanismo del giornalismo online italiano :DDD


E con questo è tutto ragazzi, noi ci vediamo al prossimo episodio. Io vado a mangiare una bella fetta d’anguria che nel frattempo s’è fatto agosto.* 

Ciao e buon weekend: se volete potete scrivermi su Insta, o rispondendo a questa mail.

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Ps: Non ho figli.

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