Ciau k 6 cs fai da dove dgt

Edizione speciale: è "zio" ma è anche il 2002

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter che abbraccia il futuro ma coi piedi ben piantati nelle Crocs.

Devo essere sincero, questa settimana non sono riuscito a scrivere quello che avrei voluto scrivere perché: vita. E siccome voglio fare le cose per benino, la puntata prevista per oggi slitta di un giro.

Comunque sia io a questa cosa (zio) ci tengo, così come ci tenevo a finire nella tua casella di posta anche questo sabato.

Quindi questa è un’edizione speciale che parla dei teenager del passato e in particolare dei temi che zio avrebbe trattato se fosse esistita 15-20 anni fa, ossia quando quell'età ce l'avevo io.

Tom (immagine dell’autore)

Tra l'altro:

  • La prossima settimana è il mio compleanno quindi perfetto;

  • L'orologio dell'apocalisse dice che siamo nella merda.

Ecco gli episodi di zio se fosse uscita nei primi del 2000. Cominciamo.


Tuo figlio ha un amico che si chiama Tom ma tu non preoccuparti: è solo MySpace


Adesso ti spiego cosa vogliono dire tutti quegli squillini sul cell


"Superfighetto" è dove hai cyberlimonato con tua cugina senza saperlo


“Brand:new” è la risposta a una domanda che TRL non ha mai fatto


No, non mando questo mess a 10 persone a cui voglio bene


Daje regà oggi parliamo di 3MSC


(¯`·._.·[ (Trilloooo) ]·._.·´¯)


Rotten è l'unico sito non-porno che vorrai eliminare dalla cronologia di Explorer


A-spetta un attimo quella sulla maglia non è una "A" con due puntini


C’è un posto mezzo illegale dove trovare musica gratis


Benvenuti nel circolo dantesco delle suonerie personalizzate


Ops l’ho fatto di nuovo


Lupin è il nuovo Che Guevara del pronto moda?


M SPG XFVR K FAI? TVUMDB! NON H CPT SCS


Ti sei mai chiesto perché si vendono così tante piastre per capelli? È l’emo


Sicuramente all'epoca c’era dell'altro, ma io ero troppo occupato a masterizzare su cd le puntate di "Vitamina H" e non ci ho fatto caso.

Se tu già c’eri e hai degli altri rikordi risp sul mio.

Ci vediamo settimana prossima, qui trovi me e qui trovi le altre puntate. Arrivederci e scusa.

Share

Ti sei chiesto perché tutti stanno "godendo come un riccio"?

Benvenuti nel favoloso mondo di Matty il Biondo.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio. Hai presente quei pesci nelle profondità degli abissi che per farsi largo sui fondali accendono il lanternino che hanno in testa? Gli abissi sono i regazzini. Il lanternino è questa newsletter. Il pesce sei tu.

In queste settimane ne abbiamo fatte tante: abbiamo ascoltato tha Supreme, abbiamo giocato a Fortnite, abbiamo visto Skam Italia, e abbiamo deciso che TikTok definiva una parte rilevante delle vite dei nuovi giovani.

Proprio su TikTok da qualche tempo ha cominciato a girare il meme/lip-sync di frasi come “a me piace mantenere il contatto fisico, tipo così, ma così è davvero troppo”.

Ecco: questa settimana l’autore di quell’audio, uno youtuber, è stato introdotto a Pomeriggio Cinque (what) da Barbara D’Urso (whaat) come “fenomeno web dell’anno” (whaaat). Ti giuro che vorrai conoscerne la storia. È un bambino.


Chi è Matty il Biondo?

Premessa: non stiamo parlando di un personaggio pubblico — anzi, a 'sto giro si tratta pure di un minore.

Questo vuol dire che: numero uno, le informazioni che stai per leggere le ho raccolte io stesso, quindi magari me ne manca un pezzetto, magari sono la dea Minerva della situazione. Boh!

Numero due, essendo un privato (minorenne) non mi sembrava il caso di raccontare troppo i fatti suoi: magari tra due mesi ha voglia di scomparire da YouTube, o di cambiare vita, o di diventare ministro della Funzione Pubblica, che ne sappiamo.

E quindi: quella che segue è una versione ponderata di ciò che ha diffuso lui stesso sul suo vissuto, e che ti può servire a contestualizzarlo un attimo. No gossip, no morbosità, sì patatine nella cola.

Matty ringrazia i suoi primi 200 iscritti.

Partiamo: Matty (nel senso di Matteo e non di Mattia, come tiene a dire lui) è un ragazzino di seconda media della provincia di Salerno, che più o meno da inizio 2019 registra video per il suo canale YouTube.

Di solito esprime opinioni sul calcio (specie sul Napoli, di cui è molto tifoso), a volte sulla politica, sulla vita pubblica della sua città e sul suo quotidiano.

Caratteristiche principali di Matty che devi sapere subito:

  • A dispetto del nome, non è biondo;

  • Ha un vocabolario moolto vasto per un ragazzino di neanche 12 anni;

  • I titoli dei suoi video riprendono lo stile del lessico giornalistico italiano;

  • In alto a destra troverai sempre il watermark di una app per il video-editing;

  • Odia Instagram.

È diventato famoso per alcune sue espressioni memorabili o ricorrenti, trasformatesi poi in meme. Le tre principali:

  • “Il mortorio generale", formula utilizzata per parlare della scadente offerta lato intrattenimento nella sua cittadina, all’interno di un rant dal titolo “[Sfogo] ad Angri il sabato e la domenica non c'è una manifestazione! È un mortorio”;

  • “Godo come un ricco appena nato da poche ore”, sua espressione più nota, coniata mesi prima ma celebrata soprattutto dopo questo video in cui festeggia un 6 in matematica — “con queste basi si vola molto in alto”;

  • “Dobbiamo mantenere le distanze”, spiegando quale dovrebbe essere l’occupazione ideale dello spazio fra due interlocutori in una discussione.

Comunque: essendo un “creator”, un “produttore di contenuti” esattamente come te che leggi in questo momento, forse è il caso di conoscerlo meglio capendo quello che fa.


Cosa fa 'sto Matty il Biondo

Vediamo da dove viene fuori, prima di tutto: come dicevamo, una buona fetta della produzione di Matty verte sul calcio. E infatti è proprio nelle community a tema (specie quelle ironiche, come quella del "Calcio Twitter") che i suoi video hanno cominciato a circolare.

Matty il Biondo in collegamento su Di Martedì con Giovanni Floris (immagine dell’autore).

Ovviamente si trattava di condivisioni fatte per il lol: le sue “breaking news” non sono e non possono essere né mega accurate, né 100% reali. Però questo ci ha permesso di conoscere l'estro, la maturità quasi editoriale e il potenziale inespresso di questo ragazzino campano che usa i mezzi che vede usare a ragazzi poco più grandi di lui per fare quello che vede fare a loro, ma a modo suo.

Per quanto mi riguarda, ho conosciuto Matty il Biondo grazie a un pezzo in cui elenca la nuova squadra di governo dopo il ribaltone post Papeete di questa estate. Da allora non ho più smesso di seguirlo.

“Patuanelli”, al min 1.08.

Assecondando quella che è la grammatica della creazione di contenuti per YouTube, i suoi video ripropongono questa struttura ricorrente:

  • Il saluto, codificato dall'intro “Ciao ragazzi e benvenuti in questo nuovo video”;

  • Lo svelamento del tema del giorno, sempre univoco e chiaro (“Ormai è ufficiale, Lozano è un nuovo calciatore del Napoli”);

  • L'argomentazione, spesso letta attraverso l'esperienza o l'opinione personale (“Oggi parleremo di una cosa che mi fa arrabbiare come un animale”);

  • La conclusione, in linea con gli standard della piattaforma, racchiusa nella formula “se vi è piaciuto questo video iscrivetevi al canale e attivate la campanella”.

Eppure rispetto agli altri youtuber — tanto più quelli suoi coetanei — Matty dimostra di avere un discreto bagaglio nozionistico, una buona logica espositiva, un’idea chiara del potenziale del mezzo e delle sue regole. Tutte qualità che mette in campo nei settori più diversi, come se stesse cercando la sua vera vocazione.

Esempi di altri video:

Il suo modo peculiare di esprimersi, e la scelta di condividere genuinamente tutto quello che gli passa per la testa, lo hanno portato a conquistarsi una fanbase affezionatissima, per un canale che conta circa 307mila follower — cose che possiamo farci noi: zero. Cose che poteva farci lui: altri video.

E infatti, ingolosito dai numeri in crescita, Matty ha continuato a proporre altra roba, sempre a modo suo: magari naif, ma con un'iniziativa e uno spirito di programmazione editoriale per nulla scontati.

Se ci fai caso il suo modo di parlare è mega-giornalistico, tendente all'opinionismo sportivo: e questa cosa, insieme a video come questa “intervista doppia” con un suo amico random, mi hanno fatto più volte pensare che da grande ‘sto Matty voglia fare la tv.

Per ora ci sta riuscendo.


Perché dovrebbe interessarmi?

Negli ultimi giorni è stato prima invitato come opinionista in una trasmissione sportiva di una tv locale, e poi è arrivato su Canale 5, da dove Barbara D'Urso sta continuando a reclutare “fenomeni web” per il suo show postprandiale.

Comunque sia: questa è l'intervista.

Ottima preview in cui Matty il Biondo sembra un deep fake.

E questa la sintesi, per punti:

  • La D'Urso spiega che c'è una nuova web celebrity che ha mandato “in tilt” i social: è Matty. Segue servizio introduttivo in cui viene chiamato “fenomeno web dell'anno”;

  • Ingresso dalla scalinata: capelli ad aculei di riccio (eh eh eh), giacca e dolcevita beige;

  • Matty dice che essere lì è il suo sogno da sempre (fintissimo);

  • Intervista in cui Barbara D'Urso cerca di ripercorrere i suoi tormentoni — e di tirargliene fuori di nuovi;

  • Barbara D'Urso cavalca il refrain del “mantenere le distanze” chiedendogli di sedersi sul bracciolo della sua poltrona. Lo fa, lo abbraccia, gli chiede se gli dà fastidio;

  • Lui fa la faccia di chi vorrebbe scomparire SUBITO dal pianeta e contemporaneamente valuta quanto perturbante sarà questa scena per il suo venturo vissuto adolescenziale.

Insomma: non devo spiegarti come funzionano queste robe da salotto televisivo — tra l'altro gli hanno messo vicino anche Denis Dosio: torniamo al più confortante mondo dei network sociali della rete [dissolvenza a stella].

Come accennavamo sopra, negli ultimi tempi Matty è diventato un meme anche su TikTok: la gente ha cominciato a riprendere estratti dell’intervista in cui manifesta l’urgenza del non-contatto fra persone che si parlano, estrapolando però anche altri passaggi altrettanto meritevoli.

“Quando vedo il cibo finisce lì il mio parlare e inizia lì il mio zittire”.

Tra l’altro, in questo stesso video l'autore chiude sottolineando come Matty abbia compreso senza problemi la parola “enfatico”. Particolare che mi dice due cose:

  1. Le sue capacità lessicali sono effettive (mi sono fatto tutto un film sul suo background culturale, che però tengo per me);

  2. Le nostre aspettative sulle nuove generazioni si sono drasticamente abbassate.

Ma andiamo avanti. La sua cit più famosa è sicuramente “Godo come un riccio”. Ha cominciato a usarla questa estate, e se i miei calcoli sono esatti dovrebbe aver fatto il suo esordio più o meno in questo video in cui esulta per l'acquisto di Hirving Lozano da parte del Napoli. Eccolo qua:

History in the making.

Tutto questo per dire: non è che devi sapere per forza chi sia. Ma tra meme, TikTok e Canale 5, probabilmente tua nipote (età: 13 anni) e tua prozia Adelina (età: 76 anni) in questo momento conoscono Matty il Biondo. Tu no.

Che figuraccia, lasciatelo dire.


Tu cosa ne sai?

Tutto. Ho visto praticamente tutti i suoi video — anche “Rispondo a 3 domande del mio amico Giuseppe” e “Ultimo saluto al mare”. Ho una specie di dottorato in “Matty il Biondo”.

Una cosa però la devo aggiungere, prima di fare la figura del babbo: durante l'intervista a “Pomeriggio Cinque” Matty ha fatto cenno a un suo “manager”.

Ed effettivamente, post-D'Urso ha pubblicato sul suo canale un video molto più editato del normale (con inserimenti grafici e contributi altrui), in cui ringraziava la sua “squad” di amici influencer per il supporto ricevuto — tra l'altro basta guardare la descrizione del video per capire quanto sia stile “agenzia”. Mmmm.

Cosa sto cercando di dire? Questo: che la propulsione iniziale del suo canale è stata sicuramente autentica — almeno fino a un certo punto — e che adesso magari c'è un intermediario, o un autore per le punchline, o qualcuno che gli programma le cose, o un montatore che gli mette a posto le clip, o un'intera web agency che gli organizza le ospitate. O tutto insieme, o magari nulla: che ne so.

Resta il dato che questo piccolo fatto di Internet è esistito, e forse ti andava di conoscerlo.


Cos'altro dovrei sapere?

  • Nei video ogni tanto sentirai urlare un bambino in sottofondo. È suo fratello — o sorella, non ricordo;

  • A un certo punto si era fatto effettivamente biondo, ma solo il ciuffo davanti;

  • Una volta si chiamava Matty360;

  • Il suo video più breve "EPICA FOTO CON HULK (😂😂😂😂") dura 5 secondi e ha 41.369 visualizzazioni.

Bene: per questa settimana è tutto. Vado a mangiare una cosetta. Se avete consigli sulle prossime puntate o altre robe da dirmi mi trovate qui, o potete tranquillamente rispondere alla mail.

Intanto se vi è piaciuta questa newsletter iscrivetevi al canale e attivate la campanella.

Share

Daje regà oggi parliamo di Skam Italia

Ovvero la serie che non pensavi di dover conoscere.

Ciao,
Io sono Vincenzo e questa è zio: la newsletter che ti costringe a fare i conti con la tua carta d’identità.

Le vacanze sono finite, un nuovo anno è appena iniziato, e per una parte di popolazione italiana molto precisa e anagraficamente circoscritta questo gennaio 2020 ha significato soprattutto una cosa: “mega sessioni di rewatch di Skam Italia 😻🤪🥰”.

Conosci? Non conosci? Anche stica? Vediamo.


Cos’è ‘sto “Skam Italia”?

“A un certo punto mi sono dovuta dare un pizzicotto a un braccio per rendermi conto che non ero io quella che stava aspettando la telefonata”.

Una partecipante a un focus group su “Skam”, parlando di una scena della serie.

“Skam” è una serie tv. È andata in onda in Norvegia dal 2015 al 2017 (significa “vergogna”), è stata riadattata in vari paesi, e in Italia è alla terza stagione.

Tutte e tre le stagioni italiane sono state prodotte da Cross Productions e TimVision, e distribuite da TimVision stessa (due gratis, una in abbonamento). Da inizio anno però le trovi anche su Netflix: ecco perché è partito il rewatchone generale, e perché ne stai forse sentendo parlare proprio adesso. Quest’anno arriverà anche la quarta.

Ma andiamo con ordine. La primissima cosa che devi sapere su Skam è che è stata concepita per gli zoomer in tutte le sue componenti. Esempi:

  • Al centro del racconto c’è la loro vita quotidiana, fatta di piccoli amici, piccole sudorazioni e piccole pare;

  • È piena di riferimenti a Instagram e chat di WhatsApp;

  • È pensata per essere distribuita in un modo più possibile aderente al concetto di "consumo mobile per teenager" — scusate la formula.

Spiego quest'ultimo punto. Già con l’edizione norvegese, ogni giorno veniva pubblicato sul sito un mini-estratto di qualche minuto che durava fino a mezzanotte, e che a fine settimana andava a comporre l’intera puntata. Ai fan non era dato sapere a che ora precisa sarebbe uscito.

Altra cosa: su Instagram trovavi e trovi contenuti inediti condivisi da “finti” account dei protagonisti (esempio) creati ad hoc per simulare una loro vita reale — praticamente come questo account che simula la vita di un Di Maio parallelo che si chiama @luigi.di.maio.somiglianza, ma con le turbe ormonali.

(quasi) tutti a brindare!! #ultimogiornodiscuola #èfinita #nonmisembravero #adognunailsuo
June 8, 2018

Dal punto di vista grafico, poi, Skam è super riconoscibile: in tutte le puntate ricorre un testo giallo gigantesco con ora e data. Serve a connotare temporalmente la scena, ma è anche l'ora in cui quello spezzone di puntata viene pubblicato — e tu per star dietro a queste pubblicazioni random devi iscriverti a un gruppo WhatsApp o refreshare il sito: si può essere più Gen Z di così?

Io non penso. E infatti il successo tra i giovanissimi è stato incredibile: in Norvegia, la tv pubblica NRK l’ha prodotta ma pubblicizzata zero, proprio perché arrivasse sulle bocche dei teen senza passare dai vecchi canali promozionali.

Alla fine ha fatto tombolone: il finale della terza stagione ha raccolto un milione di contatti in un paese in cui ne abitano cinque, e ha spaccato talmente tanto da aver conquistato una gigantesca fandom internazionale.

Da lì Skam è stato poi venduto e riadattato in vari paesi, e adesso ti ritrovi “Skam France”, “Skam España”, "Skam NL", "Skam Salcazzo", “Skam Austin” (quello americano, distribuito su Facebook Watch) e "Skam Italia", appunto. Eccolo qua.


Di cosa parla "Skam Italia"?

Di base Skam sembra una normalissima serie sulla vita di un gruppo di teenager. In pratica però è qualcosa di diverso.

Intanto è stata riadattata dall’originale e riscritta in varie lingue, come detto. Poi la costruzione della trama, dei comportamenti dei protagonisti e del loro linguaggio è frutto di mesi e mesi di ricerca: nella fase iniziale sono stati sentiti e studiati tantissimi ragazzini-campione (nel caso norvegese 250, a cui si aggiungono ore di osservazione dei canali social, visite nelle scuole, statistiche su statistiche e 1200 provinati), il tutto con risultati piuttosto evidenti.

Infatti ti ritrovi dialoghi credibili, cringeate contenute, espressioni e manie abbastanza verosimili, condite da una recitazione ok — a quanto pare sarebbe stata lasciata molta libertà agli attori sull’interpretazione dei personaggi e sulla durata delle singole scene. 

In più, in Italia è stato scelto di ambientare il tutto a Roma: che da una parte ti fa dire “madonna non ci credo ma solo a Roma esistono i liceali?”, ma dall’altra — grazie a inflessioni e slang — rende tutto più vero nel linguaggio colloquiale.

Una scena tratta dalla terza stagione di Skam Italia (immagine dell’autore)

Comunque sia, trama generale di Skam Italia: al liceo Kennedy di Roma ci sono vari gruppetti di amici. Fanno cose da teen, vengono da famiglie economicamente stabili ma piuttosto anaffettive, cantano Calcutta in riva al lago e giocano a calcetto con gli zaini al posto dei pali. Tutto rego.

La prima stagione è incentrata su Eva: sta con un ragazzo di cui non si fida mai completamente, ha litigato mortalmente con la sua migliore amica, a scuola si sente un po’ sola, ma col tempo riuscirà a farsi una nuova cerchia di amicizie abbastanza variegata.

Il protagonista della seconda è Martino: s'innamora di un ragazzo anche se non è proprio sicuro di essere gay. Nella terza Eleonora cede alle avance di Edoardo, che passa per essere il bello della scuola ma anche uno dei più grandi coglioni sulla faccia della Terra (dice lei). La quarta sarà dedicata a Sana. Segni particolari: musulmana.

Ma adesso, tre cose in elenco puntato per giustificare il fatto che viste così 'ste trame sembrano un po' basic:

  • Uno, non volevo spoilerare;

  • Due: è la quotidianità dei teenager italiani, ti aspettavi i razzi Al-Quds?

  • Tre, ogni personaggio è un potenziale protagonista: quindi se ti capiterà di guardarla, bada a costruzione e sviluppo delle personalità più che all’arco narrativo.

Le edizioni nei vari paesi sono più o meno simili: alcune somigliano di più all’originale norvegese, alcune si fanno bastare la macro-trama. Capita spesso però di ritrovarsi davanti a scene quasi identiche, solo con attori e lingue diverse.

Tipo: quasi tutte le prime puntate della prima stagione cominciano con la lettura fuoricampo di un tema. In alcune edizioni è una tirata pseudo anti-capitalista, in Italia è sull’inutilità di latino e greco a scuola.

In ogni versione scopriamo subito che la coppia sarà il centro del racconto, e che la ragazza si fa di sasso ogni volta che vede l’ex amica passarle vicino. Poi si parla di una festa, o di una talent night, robe così, ma a fine puntata è certo che nella fidanzata verrà inoculato il germe del sospetto.

Info aggiuntiva: in rete si trovano siti a tema, raccolte delle varie edizioni nazionali e versioni sottotitolate, per un indotto parallelo tirato su dai fan ad uso e consumo di altri fan in giro per il mondo — proprio come te ;)


Perché dovrebbe interessarmi?

“Ciao Vinc, ti voglio bene: ma perché mi stai parlando del Dawson's Creek degli anni Dieci?”.

Ecco: se avessi pubblicato questa puntata di zio senza spiegare perché Skam dovrebbe interessarti — come sto per fare ora — probabilmente questo esatto messaggio qui sopra sarebbe stato la nuova hit della mia Gmail.

E invece posso spiegare. Intanto Skam Italia ha collezionato milioni di views: tra l’altro basta farti un giro all’hashtag #saveskamitalia su Twitter, nato per chiedere il rinnovo dopo la terza stagione, per capire utenza e numeri.

Numero due: all’estero ci stanno scapocciando. Qualche tempo fa BuzzFeed l’ha consigliata come una delle serie non-in-inglese da vedere assolutamente — parlo ancora della versione italiana —, e tra gli account tributo è la più apprezzata dopo l’originale.

In rete si trovano versioni un po’ illegali ;;;;) sottotitolate in varie lingue, mentre su YouTube puoi vederti degli americani fare le video reaction delle puntate — ripeto: esistono teen anglofoni che parlano di cose fatte in Italia, di quante altre robe italiane degli ultimi anni puoi dire lo stesso? Forse di qualche trapper della prima ora. O di qualche babbo che se la prende con la pizza all’ananas. Ma basta.

Terzo: come hai potuto capire, Skam è un esperimento abbastanza innovativo — “crossmediale” dicono allo Iulm e quelle altre univ.

Quarta cosa: i temi. Che possa piacere al limite dell’ossessione o essere ritenuta una specie di Beautiful della Roma centro-nord, Skam Italia ha il pregio di parlare delle cose che è giusto un ragazzo tra i 13 e i 18 anni senta dire, facendolo in modo onesto e con la sua stessa lingua.

Una scena cult di Skam Italia (immagine dell’autore)

E quindi si parla di salute mentale, omosessualità, prevenzione, libertà sessuale e pregiudizi, rilanciando messaggi generalmente condivisibili, sempre umani, attraverso una narrazione comunque coerente e totalmente nuova in Italia.

In pratica sembra che l’intento educativo riesca a non scadere mai nel didascalico o nel moraleggiante, e che la serie mostri un vissuto più che stare lì a spiegarlo, risultando in definitiva molto più potente nel comunicarlo.

A tal proposito, in questa ricerca sulla serie norvegese — che spiega come la NRK abbia fatto tutto per riavvicinare il pubblico più giovane alla tv tradizionale— ho trovato questa cosa qua:

The team even formulated a ‘mission statement’ which defined SKAM’s vision: to ‘help 16-year-old girls to strengthen their self-esteem by breaking taboos, make them aware of interpersonal mechanisms and demonstrate the rewards of confronting fear’”

Che come punto di un manifesto mi funziona.

Quindi bella lì: in fondo forse oggi ha più senso spiegare ai ragazzi perché è giusto andare al Pride attraverso Skam, che portarli in piazza a reggere un cartello a forma di pesce azzurro — oops.


Tu cosa ne sai?

Ho visto tutto Skam Italia in tre giorni. Ho visto molte puntate anche delle versioni straniere. Ma per completezza d’informazione ho mandato un mess anche a Marina Pierri, direttrice artistica di FeST - Il Festival delle Serie Tv. Mi ha risp questo:

Grazie Marina.


Cos'altro dovrei sapere?

  • Guardandola imparerai molte nuove espressioni, tipo shippare qualcuno — se vuoi di questa cosa parliamo a parte;

  • Il budget per le stagioni 2 e 3 in Norvegia è stato di un milione e passa di euro (è poco);

  • Sempre in Norvegia, i ragazzi tra i 15 e i 19 anni che dichiaravano di conoscere la serie erano il 98%. Oof;

  • Negli USA Skam è arrivato tramite la XIX Entertainment di Simon Fuller, quello del format Idol (e manager delle Spice Girls), e nella scrittura è stata coinvolta anche la creatrice dell’originale norvegese, Julie Andem.

  • In Italia i nomi da ricordare per la sceneggiatura sono Ludovico Bessegato, Ludovico di Martino (anche registi), Anita Rivaroli, Marco Borromei e Alice Urciuolo.

E con questo è tutto. Spero che il tuo 2020 sia iniziato alla grande.

Ti saluto: condividi, seguimi, fai un po’ quello che ti pare. Ciao!

Share zio

Benvenuti nell'incubo distopico di Fortnite

Oggi parliamo di questo videogame: è quello delle sparatorie e dei balletti scemi.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter che ti fa sentire anziano ogni volta che ne ricevi un episodio. Però ti fa anche capire cose sui giovani d’oggi™ che prima magari ignoravi. Anziano, ma sapiente.

È quasi Natale, si riabbracciano amici e parenti, e quindi è arrivato il momento di capire perché il figlio di tua cugina scalcia per casa saltellando su entrambe le gambe. Infila il paracadute, lanciati da questo Vinder Bus orbitante e tieniti pronto ad atterrare sul pianeta Fortnite ;;;;;;;)))))))


Cos'è questo Fortnite

“Josh, my Twitter is flooded with people mourning the loss of Fortnite and blaming Elon Musk and I really have no idea what is happening. What is happening?”

The Guardian, pianeta Terra, 2019

Fortnite è un videogame online. Puoi giocarci da PC, da telefono, da Switch, da consolle, da dove vuoi.

È gratis, e per vincere devi sopravvivere contro altri 99 giocatori in un'isola su cui vieni catapultato con un piccone in mano: praticamente è come partecipare a una riunione del direttivo del MoVimento 5 Stelle nelle vesti di Luigi Di Maio (bonus satira giocato subito, andiamo avanti).

Devi far fuori un po’ di gente, raccogliere strumenti, distruggere cose per raccattare legna e laterizi, edificare strutture e contemporaneamente riuscire a non morire.

Particolarità: i confini di quest’isola lussureggiante e disabitata si restringono ogni tot minuti, quindi devi muoverti continuamente all'interno della cosiddetta "zona sicura" verso il punto che per ultimo verrà inghiottito dall'oblio.

Altra cosa importantissima: puoi customizzare il tuo avatar e fargli fare dei balletti.

Ciao sono Vincenzo e questi sono tutti i balletti di Fortnite.

È strafamoso tra bambini e teenager, e il 62,7% dei suoi utenti avrebbe tra i 18 e i 24 anni — e la ricerca ha escluso gli under 18.

Questo perché — secondo molti — Fortnite ha un tono giocoso, ironico e colorato: non si prende sul serio, non ci sono schizzi di sangue e crudeltà, la morte si risolve in una beffarda danza, ed è tutto esagerato e inverosimile. Sostanzialmente, è un giocone scemone in cui spari.

Un avatar di Fortnite controlla il credito sull'app di un noto gestore di telefonia mobile (immagine dell’autore).

È stato lanciato a metà 2017, nel 2018 ha spaccato, e quest’anno qualcuno ha pensato fosse quello dell’inizio della fine. In realtà poi a ottobre è uscito il secondo capitolo della saga (ne parliamo dopo) e ci sono ritornati tutti sotto.

Solo il trailer su YouTube ha fatto 41 milioni di views. Su Twitch, l’evento conclusivo del primo capitolo ha fatto crashare la piattaforma. Causa: 6 milioni di contatti unici contemporanei.

Jay Peters di The Verge, tra l’altro, ha dovuto ammettere che malgrado nel 2019 siano usciti un sacco di videogiochi fighi, "appena ho due minuti alla fine mi butto sempre su Fortnite". Per dire.

Ma perché? Cosa vuol dire? Che Fortnite dà dipendenza esattamente come la coca? Qualcuno dice di sì. Non io. Io mi limito a scriverti come funziona — ma velocemente, così poi passiamo ai pipponi (se hai letto pippotti sei malizioso).


Come funziona questo Fortnite?

Prima di capire come funziona il gioco, forse è il caso che ci facciamo quattro chiacchiere su come funziona il business.

Innanzitutto, domanda: perché Fortnite è gratis proprio come la vostra newsletter preferita, zio?

Fortnite basa il suo modello sulle microtransazioni, gli acquisti in app. Ci puoi personalizzare cose come accessori, vestiti, sembianze: tutta roba inutile ai fini del gioco, ma che ti dovrebbe rendere più “““fico”””.

Attraverso personalizzazioni e altre fonti che vedremo più avanti, Epic Games — la casa di sviluppo — tira su un bel po’ di grano. Esempi:

  • A luglio il giro d’affari delle microtransazioni superava il miliardo di dollari;

  • Pare che nel 2018 abbia fatto 300 milioni di dollari in un mese; 

  • Ci sono giochi che a volte riescono a raggiungere ricavi simili. Problema: non sono gratis.

Ma adesso: come si gioca a Fortnite. Il meccanismo è quello della cosiddetta battle royale, ossia del tutti contro tutti: ne avrai sentito parlare sicuramente, e infatti è uno di quelli più proposti nei videogame online degli ultimi tempi.

Poi certo, ci sono anche le modalità “Creativa” e “Salva il mondo”, ma tanto giocano tutti alla battle, chissene — tra l'altro pare che Fortnite fosse nato come gioco collaborativo e non come guerra totale, ma che alla fine il male abbia prevalso. 👍

Comunque, questa è la prima esperienza standard: finisci sull'isola (in singolo, in coppia, o a squadre), cominci a camminare e a provare i tasti, ti accorgi di avere un piccone e che ci puoi spaccare le cose. Raccogli oggetti, t’imbatti in un'arma, a un certo punto capisci la storia dei confini che si restringono.

Eccolo, se vuoi vedere ma non giocare.

Ti muovi verso il centro, te ne stai nascosto per bene, aspetti che passi il tempo e speri che nessuno ti scopra così da restare l'unico sopravvissuto sull'isola.

A quel punto penserai di aver vinto, e invece NO: devi fare altre cose. Devi comunque uscire allo scoperto, costruire rapidamente delle strutture difensive, o scalette per controllare l'arrivo dei nemici. E loro altrettanto velocemente possono fartele crollare davanti gli occhi proprio come quella similitudine che sto cercando in questo momento e che non mi viene.

Questo è Fortnite, a grande linee (qui trovi una guida pratica).

Ma adesso: se la tua reazione naturale è “e quindi???”, le mie risposte sono due. Uno, “educazione, magari”. Due: “calma, ora ti dico”.


Perché dovrebbe interessarmi?

[Si versa un cognac] Tra le più diverse e oscure cose di cui parliamo e parleremo su zio, Fortnite è certamente la più inaccessibile. La più frustrante. La cesura generazionale.

Non è come TikTok o tha Supreme, che dici “vabè l’ennesimo social che non conosco”, “vabè l’ennesimo rapper sticazzi”. No: perché se hai tra i 25 e i 50 anni hai certamente la presunzione di aver vissuto l'età dell’oro dei videogame, o di aver conosciuto l'intero universo videoludico di base man mano che si evolveva insieme a te.

Hai pensato per una vita che giocare ai videogiochi fosse quella cosa, che Final Fantasy o Zelda o anche World of Warcraft fossero pietre miliari, che le saghe da lì in poi avrebbero potuto soltanto rassomigliarsi tutte, o al massimo diventare dei sequel.

Insomma: hai pensato che il rock, come GTA3, sarebbero stati per sempre la materia ribelle dell'adolescenza, caro il mio Francis Fukuyama dei miei stivaloni. E invece no.

Una mappa dell'isola di Fortnite, sovrapponibile alla pianta di Roma Capitale — con cui condivide la quasi totale assenza di servizi al cittadino (immagine dell’autore).

Invece sei un omino bardato che si lancia su un’isola a ritmo di trap, mentre lì sotto è frenesia, è tutti contro tutti, e vedi nascere e crollare in pochi istanti cattedrali di legno.

Tu nel frattempo atterri. Ti muovi a fatica. Senti degli spari sibilarti dall'orecchio sinistro a quello destro a ogni passo. E a te — che ci sti giocando per la prima volta — viene solo voglia di mordere delle padelle.

Ecco quindi spiegato perché per me Fortnite è rilevante: perché ti fa pensare che sei diventato veramente troppo vecchio per qualcosa. Ma adesso passiamo a una spiegazione più razionale.

Sin dalla sua uscita, Fortnite è stato una specie di fenomeno culturale. Attualmente ha almeno 250 milioni di iscritti, le partite in streaming sono mega seguite, e i balletti del gioco sono stati riprodotti da chiunque — compresa l’esultanza stile"Take the L" durante i mondiali di calcio.

Tra l’altro, per completare il quadro, ti dico due cose in elenco puntato:

  • La live di Twitch con Drake che gioca a Fortnite ha fatto 600mila contatti unici contemporanei;

  • Lo streamer Ninja pare guadagni 500k al mese solo giocandoci.

Per farti capire.


Tu cosa ne sai?

Niente: mi piace leggere articoli su questi temi. Di tanto in tanto ci gioco. Perdo sempre.

Comunque, ti avevo promesso avremmo approfondito il discorso “seconda stagione”: è interessante e apre a mille spunti.

Cominciamo da qui:

In questo video un tipo si vede risucchiato da un buco nero. Il gioco va offline per decine di ore, e una porzione rilevante di mondo finisce preda di una specie di crisi isterica.

Si trattava di un evento chiamato "The End": una specie d’interruzione di servizio per aggiornamenti mascherata da fine-del-mondo, che per due giorni ha sostituito Fortnite con questa cosa.

Risultati immagini per fortnite the end black hole

Stando ai dati, in quelle ore almeno sei milioni di utenti avrebbero trascorso parte del loro tempo a guardare dentro il buco nero di un videogame. Poi è tornato tutto online, e si è ricominciato a sparare.

Qualcuno s’è chiesto che senso avesse avuto buttar giù un business così remunerativo, e per un tempo troppo lungo per giustificare un aggiornamento in realtà molto più rapido. La risposta è arrivata qualche giorno fa sotto forma di promo.

Alla fine, questa storia del buco nero è stata una specie di esperimento per testare ed enfatizzare la natura di Fortnite come — tieniti forte — piattaforma di eventi, come luogo notiziabile e spendibile in termini commerciali.

Indovina dov'è stato proiettato il primo spezzone del nuovo Star Wars, per esempio? Esatto, proprio come immagini: sull’isola è atterrata una navicella e ne è sceso J.J. Abrahams, che ha poi lanciato il filmato davanti a una folla di avatar festanti con picconi e fucili a pompa tra le braccia.

Altra cosa divertente: dopo l'aggiornamento, a quanto pare sarebbero stati inseriti nel gioco dei player bot del tutto identici a quelli umani. Questa cosa sta facendo scapocciare i giocatori, e ricordando a noi tutti la trama di circa seicento film distopici sul futuro — ma con Griezmann al posto degli androidi di Blade Runner.

Voglio dire, qual è il confine fra automazione e libero arbitrio, quando entrambi hanno un otto nero al posto della testa e possono cavalcare dei razzi? Chi è davvero l'uomo? E chi la macchina? (La risposta dei giocatori per ora è stata: facciamo gli scemi così ci distinguiamo dalle macchine. Quanto è metaforico?)

E quindi questo: Forntite è un mezzo spaccato sul futuro virtuale. Anche se ce lo immaginavamo un po’ diverso, come questo comizio di Di Pietro su Second Life (è successo davvero).

Cos'altro dovrei sapere?

  • Qui c'è una testimonianza sulla psicologia dietro Fortnite, spiegata da una psicologa che ci lavorava;

  • Secondo Polygon da Epic Games le condizioni lavorative — tra pressioni e super straordinari — non sarebbero delle migliori;

  • Durante la fase "buco nero" circolava una fake news secondo la quale Elon Musk aveva comprato Epic Games per chiudere Fortnite.

E questo è quanto. Adesso ce ne andiamo in vacanza: zio torna a gennaio per motivi top secret (Natale).

Iscrivetevi, condividete con gli amici, e di tanto in tanto fermatevi a pensarmi.

Quello che non sapevi di voler sapere su tha Supreme

Hai presente quella canzone che hai sentito ovunque ma non capisci cosa dica? Era sua.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter che cerca di introdurti a quelle cose da teenager di oggi che stavi cercando di ignorare, ma che forse è meglio se conosci almeno un po’.

Prima di cominciare volevo dire “grazie” a tutti quelli che hanno letto la prima puntata (si parlava di TikTok e la trovi qui), e “benvenuti” a chi si è iscritto dopo e riceve queste mail per la prima volta.

Fine convenevoli. Andiamo al punto sennò oggi non finiamo più: parliamo di tha Supreme.


Chi è questo tha Supreme?

Ehi, non lo so, right? Se ti mollo poi ti accolli, non so più che fare… Girotondo, quello che mi fai. E non sopporto se ti porto un po' come mi pare — yah, no, non vale, yah! Poi sto male, sai, con le pare — yah! E no, non torno coi miei, l'ansia mi divorava. No, non gli importa chi sei: non sa come ti chiami — hola!

tha Supreme, “m8nstar

tha Supreme è un ragazzo di Fiumicino, si chiama Davide Mattei, compone musica e canta. So già che ti darà fastidio questo “tha” prima di “Supreme”, e il fatto che la “t” di “tha” sia minuscola, ma sappi che si scrive così. Non posso farci niente.

Potremmo definirlo rapper, o trapper, sicuramente producer, ma la sua categorizzazione musicale non è così immediata (vedremo più in là). Su Wikipedia, tra l’altro, viene addirittura citato come “produttore discografico italiano”: quanto fa XVII secolo, da zero a Controriforma Protestante? Controriforma Protestante.

Comunque sia: per semplificare, diciamo che è un artista trap, e che quindi è equiparabile a Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Capo Plaza, Ghali, Rkomi, il Gabibbo che chiude le rime in “Fu Fu Dance”. A questo punto tu potrai dire “vabè, ma è un altro dei tanti per cui posso battermene allegramente i maroni sulle bianche scogliere di Vieste Garganica: qual è la differenza rispetto agli altri?”

Ma è proprio qui che ti volevo: tha Supreme ha 18 anni scarsi e nessuno l’ha mai visto in faccia per bene. Boom!

tha Supreme si reca alle urne in una scuola del Somerset, Regno Unito, per le elezioni generali di giovedì 12 dicembre (disegno dell’autore)

La prima cosa che devi assolutamente sapere, infatti, è che tha Supreme è sostanzialmente un cartoon. Non esiste pubblicamente, tanto che qualcuno ha pensato persino di definirlo Elena Ferrante del rap, o nuovo Liberato, o Gorillaz delle “6000 Sardine” (l’ultima me la sono totalmente inventata).

Il suo avatar è un ragazzino con la felpa viola, le scarpe di due colori diversi, le corna e l’aureola — perché è sia buono che cattivo, credo. Pare faccia il beatmaker da quando aveva 12 anni, che abbia lasciato la scuola a 15 per fare musica, e che poi a 16 anni Salmo l’abbia voluto come producer per “Perdonami”. Da lì in poi non si è più fermato. 

Fine. Questo è quello che sappiamo su tha Supreme: il personaggio è misterioso, non rilascia quasi mai interviste, e si racconta pochissimo sui social.

A questo punto però mi sento di dover aggiungere una cosa a tuo beneficio: è giusto che tu sappia che le informazioni che si trovano su di lui provengono da articoli che sono TUTTI UGUALI. Sono scritti quasi tutti in modo così simile, e dicono così tanto le stesse cose, che sembrano praticamente presi e incollati da una cartella stampa.

Adesso: sto per caso dicendo che è tutto finto e non dobbiamo crederci? Che è una Subdola Operazione di Marketing? Che tha Supreme è stato finanziato dalla Open Society Foundations di George Soros? No. Ma torniamo a noi.

Questa è “scuol4”: rende bene l’idea di cosa sia tha Supreme.

Ha una sorella che canta (si chiama Sara Mattei in arte Mara Sattei, con la quale duetta in “m12ano”), ha prodotto anche Dani Faiv e altri, e il suo primo singolo da rapper — ossia quello su cui ha cantato per la prima volta — è questo: “6itch”, del 2017. Col terzo singolo (“scuol4”) è arrivato subito il primo disco d’oro. Con “oh 9od”, poco dopo, s’è beccato il platino”.

Quest’anno poi è stato il suo: questi due feat che vedi qui sotto sono finiti praticamente ovunque

  • Supreme - L’Ego”, contenuto in “Persona”, con Marracash e Sfera Ebbasta;

  • Yoshi”, da “Machete Mixtape 4”, con Dani Faiv e Fabri Fibra

Trasformandolo istantaneamente in uno dei nuovi capi della scena italiana.

Ultima cosa: poche settimane fa è uscito il suo primo album, cosa che avrai notato passando dalle stazioni di Milano e Roma, scorgendo questa discreta statua di 5 metri che lo riproduce.

Si chiama “23 6451” (“Le basi”) ed ha ben venti tracce perché (è provato anche da esperienze straniere come quella dei Migos e Drake) più canzoni fai, più streaming fai.

Ma: ecco cosa fa.


Cosa fa questo tha Supreme?

Su La Stampa ho trovato questo:

“Tha Supreme è il futuro (non sol7an7o d3l rap)”

La Stampa, 19 novembre 2019

Titolato proprio così, coi numeri in stile leet come fa lui. Può sembrare buffo, ma dà l’idea di quanto se ne stia parlando in giro: c’è persino un pezzo dedicato a lui su Open, il blog personale di Enrico Mentana, e su SkyTg24 puoi leggere che:

“tha Supreme amplia il suo lavoro, oltre a produrre beatmaker” 

SkyTg24, 20 novembre 2019

Che è come dire che tha Supreme ha tanti figli che fanno i beatmaker. O fabbrica tanti androidi con velleità musicali. Ok.

Quindi, parliamone: prima cosa che connota la musica di tha Supreme è il fatto che non è proprio rap, o trap.

Gli strumenti utilizzati nelle produzioni sono propri della trap, le basi pure, ma sono molto più piene: ci trovi sì i soliti giri melodici coi carillon, ma sembrano già pronti per sfociare naturalmente nel pop, se non addirittura nella musica leggera.

Tra l’altro spesso hanno un tono da presa per il culo perenne — non lo sto dicendo in termini per forza negativi: mille suoni diversi, melodie e ritmi giocosi, e ritornelli che ti s’incollano in testa come quella pubblicità che fa “Sì con riso ma senza lattosio”.

Ci sono addirittura delle chitarre acustiche.

Questa sicuro l’hai sentita: “blun7 a swishland”.

Il modo in cui canta, tra l’altro, è super peculiare: balza da un tono all’altro, cambia continuamente velocità, dilata le vocali, e fa tutti quei virtuosismi tipici di chi a X Factor prende 4 sì convinti.

“Vado via per un po', yeah! Importa niente di Porsche. Comunque perché no? Un giorno potrò! Ci metto il “forse”, però: sennò mi iello un po', sennò poi sembro uno che se la — oh! — che se la tira, bro! Tipo una figa stro'! Tipo una stronza da manicomio! Tipo rockstar! Twen-twenty-four sono i miei flow. Uh, solo in questa song — oh, wo-oh, wow. Swing-swing-swing-swing-swing-swingo le parole È ok, ok.”

tha Supreme, “sw1n6o

Il “linguaggio alieno” (sempre fonte La Stampa) dei testi è una fusione di standard stilistici della trap e tono colloquialissimo da compagni di classe, accompagnati da temi prettamente adolescenziali tipo: scuola, amici, compagni, rapportini sentimentali, ambizioni artistiche, incomprensioni, cannette, ermetismi a caso e porte di camera sbattute forte perché non mi capite.

Prova a sentire questa, per esempio — è uno dei suoi classici (12 milioni di views, tra l’altro):

Dice tutto del suo stile musicale, canoro, stilistico e tematico: paranoia, genitori, fumare, chat con le ex. E se ci pensi, è perfetto per quel momento della vita in cui vuoi sentirti dire che hai un mondo dentro che nessuno capisce.

Lo hanno fatto in milioni per decenni. L’ho fatto anche io. Lo hai fatto anche tu. Adesso lo sta facendo lui in un modo piuttosto nuovo, finendo in classifica FIMI. Quindi forse potrebbe interessarti saperlo.


Perché dovrebbe interessarmi?

Al di là del fatto che “blun7 a swishland” probabilmente la stai sentendo ovunque, e che ormai lui sta diventando abbastanza grosso, è doveroso sapere chi sia anche solo per dare un volto (lol) a chi ha prodotto l’album che sta battendo molti di record.

  • È stato il secondo disco più ascoltato di sempre in Italia nelle prime 24 ore dall’uscita (circa 13 milioni di stream);

  • Sette delle venti tracce dell’album si sono piazzate nella top 200 Global di Spotify;

  • Tutte e venti le tracce sono finite nelle prime 21 posizioni della Top 50 Italia.

Mecòions!

Tra l’altro i cinque singoli già rilasciati (“Oh 9od”, “M8nstar”, “Scuol4”, “6itch” e “5olo”) hanno fatto più di 45 milioni di views su YouTube. Sappi però che l’album era così tanto atteso che ha un po’ deluso aspettative forse troppo alte.

tha Supreme, di spalle, crea un evento Facebook (disegno dell’autore).

O meglio, molti pensavano fosse un’altra cosa, aprendo un lunghissimo dibattito fra chi pensa sia Il Futuro Del Nostro Pianeta Terra, e chi dice faccia cagare e basta — qui un sunto del dibattito, condito da un pacificante e onesto “sì però pls datevi una calmata pure voi, che è ancora un pischello” (virgolettato mio).

L’altro giorno si è “esibito” sul palco di X Factor come ospite: metto “esibito” tra virgolette perché ovviamente non c’era davvero lui sul palco ma una specie di pupazzone in CGI che interpretava il cantato della traccia, all’interno di un’esibizione dal vivo con strumenti veri e cori professional.

Dal minuto 2.04 il pupazzone a X Factor.

L’ esibizione è stata accolta un po’ così, perché questo pupazzone è stato definito “lento” e oggettivamente non bello da vedere. Lui ha risposto con un freestyle su Instagram.

Ma adesso:


Tu cosa ne sai?

Come dicevo l’altra volta, questa parte della newsletter si chiama “Tu cosa ne sai?” ed è più libera. Quindi può essere che ti racconti di quella volta che ho provato quella determinata cosa in prima persona. O esprima addirittura un’opinione. O ancora può essere che lasci parlare chi ne sa più di me.

Prima di passare il microfono ad altri, quindi, volevo prendere una riga per scrivere una cosa che mi frulla in testa. Magari non c’entra niente, magari è disorganica col resto della mail, ma: è pur sempre la mia newsletter :)

Sto elaborando questa teoria secondo cui i prodotti culturali che funzionano di più negli ultimi tempi non sono quelli fatti meglio, o quelli con più contesto, o quelli più analitici, o semplicemente quelli più belli.

No: la mia impressione è che “cosa che funziona” al giorno d’oggi sia sinonimo di “cosa che mi ha provocato un’emozione forte”. Tipo come sta succedendo in politica, volendo, ma coi consumi culturali. Mi spiego con un esempio.

L’altro giorno ho visto il film “Marriage Story” (lo trovi su Netflix) e mi è sembrato sostanzialmente inutile — gusto mio. Molti in giro hanno obiettato spiegando che vedendolo hanno pianto più di una volta. O che ci si sono immedesimati.

tha Supreme assonnato in pizzeria, primissimo piano (disegno dell’autore).

Mia risp: e quindi? Dovrei desumerne che se una cose mi smuove, o mi ci rivedo, diventa automaticamente bella? Secondo me no.

Dico questo perché sotto sotto ho come il sospetto che il successo di tha Supreme debba molto ANCHE a questo meccanismo — al di là delle sue palesi capacità, o della freschezza o meno delle sue produzioni.

Qualsiasi me di 16 anni, sentendolo, reagirebbe esultante dicendo “wowo questo parla di me, anche io sono diverso dagli altri, la scuola mi svilisce, ho la testa fra le nuvole, ho un mondo tutto mio, sfumacchio”.

Può essere? Sei d’accordo? No? Per cercare di capire questa e altre cose ho chiesto a uno dei pochi che è riuscito a intervistarlo: Elia Alovisi di Noisey.

Vai Elia, dicci tutto.

Grazie Elia.


Cos’altro dovrei sapere?

  • Sì, l’abbiamo notato tutti: effettivamente tha Supreme somiglia molto a un personaggio di Rick & Morty. Ma alla fine non è così strano — specie se pensi al fatto che è una serie abbastanza popolare in quella fascia d’età: è un po’ come se noi vEcChI citassimo i Simpson.

  • Lo chiamano anche “thasup”. Non mi piace.

  • Supreme - L’Ego” dell’album di Marracash — ossia il pezzo in cui canta anche tha Supreme — è arrivato primo nella classifica italiana dei singoli più ascoltati pur non essendo mai stato pubblicato come singolo. 

  • A quanto pare cura in qualche modo anche i visual dei suoi video e il mix audio dei pezzi, ma va’ a sapere.

  • Alcune delle sue ispirazioni musicali e artistiche provengono dal mondo del cosiddetto Soundcloud Rap: se ti interessa saperne di più di questa cosa, qui trovi un approfondimento. Se vuoi che dedichi una puntata a tema di zio, fammelo sapere.

  • Su Radio Raheem una volta abbiamo parlato di tha Supreme. Se ti va di ascoltare: ecco qui, a un certo punto lo faccio.

E questo è tutto. Adesso conosci tutto ciò che — secondo me — potrebbe servirti su tha Supreme. Qua, settimana scorsa, parlavamo di TikTok. Se vuoi, condividi questa mail o raggiungimi altrove.

Stavo pensando che forse mi è venuta lunga anche questa: cercherò di essere più essenziale. Come dici? No habla mi idioma? Dio.

Loading more posts…