I BTS non sono a Sanremo e ora scopri perché è scandaloso

Ma-ma-ma-mai, ma-ma-ma-mai-ai 🎤

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter che ti mette davanti al fatto compiuto. Il “fatto” sono le cose che piacciono a persone forse più giovani di te. Il “compiuto” è un eufemismo per dire che sei anziano.

Ti scrivo mentre in un teatro ligure si sta tenendo un noto concorso canoro. Ci sono stato anch’io qualche giorno fa, proprio fisicamente. È stato divertente ma anche la ragione per cui questo episodio esce con qualche ora di ritardo. Scus.

È una roba strana, Sanremo: c'è chi ne è ossessionato, chi lo odia proprio, chi non vuole sentirne parlare. Io non ho opinioni. So solo che mi piace sapere cosa succede anche per tenere un po’ insieme il tutto che ci accade sotto i piedi e di cui la gente parla.

Un altro modo per farlo è consultare le tendenze di YouTube. È così che mi capita di scoprire cose che per me sono totalmente irrilevanti, ma che per altri magari sono quel tutto che dicevo prima. Tipo i BTS.


Chi sono i BTS

“In the beginning, I treated BTS like a puzzle to be solved. I pored over YouTube comments for phrases and terms I didn’t understand. Why are people saying “I purple you”? What does it mean to have a “bias” or to be “OT7”? Why is Jungkook called the “golden maknae”?”

Lenika Cruz su The Atlantic che come me cerca di capirci qualcosa.

Facciamo una premessa rapida: prima o poi doveva succedere di voler parlare di qualcosa di cui non sapevo assolutamente niente fino a qualche giorno prima.

Quindi siate buoni: cercherò di non fare danni e tenere insieme pensieri e spunti senza troppi traumi. Da me, Jungkook, Suga e tutti gli altri, buona lettura!

Dicevamo: in questi ultimi giorni su YouTube Italia (sottolineo "Italia") sono finiti in tendenze due video dei BTS (questi due: “EGO” e un’esibizione da James Corden).

I BTS sono coreani. Boom.

Si tratta di una pop-band composta da sette elementi, tutti attorno ai 25 anni. Sono nati nel 2013 e hanno un seguito vastissimo al di fuori del loro paese.

Per farti capire: se vai a vedere il loro canale trovi video che si avvicinano al miliardo di views. La Corea del Sud conta 51 milioni di abitanti.

Eccoli qua (immagine dell’autore)

Li ho chiamati pop-band: e infatti fanno pop. Pop "alla occidentale”. K-pop. Dopo ne parliamo.

Comunque sia: ecco cosa ti troverai solitamente davanti aprendo uno dei loro video su YouTube:

  • Una canzone molto orecchiabile che potrebbe essere stata tranquillamente scritta, pensata e cantata in inglese, ma è in coreano;

  • Una base musicale in stile pop-EDM, o trap, o comunque prodotta in concordanza al trend del momento;

  • Dei balletti sinuosi in cui sono tutti sempre mega coordinati e ammalianti, pur restando incredibilmente in grado di cantare — quando sono dal vivo — senza tradire fiatoni o cose;

  • Un intermezzo rappato;

  • Centinaia di milioni di views a botta;

  • La sensazione di esserti perso qualcosa nella comprensione degli schemi del mondo.

Questa è una delle loro canzoni più famose, a titolo d’esempio: “Save Me”.

Capito?

Il loro nome vuol dire Bangtan Sonyeondan (tipo “Bulletproof Scout”), la loro fanbase si chiama “ARMY” (“Adorable Representative MC for Youth”), e utilizzano una piattaforma decisionale online d’indirizzo politico: Rousseau (non vero).

Adesso che sono mega internazionali hanno deciso che BTS sta per "Behind The Scenes". La gente ci è rimasta male.

Il gruppo è stato costruito attorno al leader RM, già noto come “Rap Monster” — se ci fai caso ho detto “costruito attorno” e non “fondato”, anche questo lo vedremo dopo. Comunque sia, ‘sto Rap Monster era un giovane rapper mezzo incazzato, ma potenzialmente interessante per il pop perbenista coreano.

Così la Big Hit — la piccola casa discografica che s’è inventata la band sfidando l’invalicabile oligopolio del mercato musicale sudcoreano — gli ha messo attorno altri sei elementi e gli ha prodotto il primo disco, che ha nel titolo il soprannome con cui ero conosciuto io ai tempi del liceo: “2 Cool 4 Skool”.

Ma vediamo chi sono:

  • RM, “Rap Monster”, come dicevamo è il leader carismatico nonché l’unico a parlare davvero l’inglese — pare imparato guardando Friends, non scherzo;

  • Jin, “il bello”, compositore e velleità attoriali;

  • Suga, il rapper;

  • J-Hope, altro rapper;

  • Jimin, il boss dei balletti;

  • V, non so cosa dire;

  • Jungkook meglio noto come golden maknae, tipo “mascotte”.

Si colorano molto i capelli, spesso si truccano. Andiamo avanti.


Cos'è il k-pop?

Ne avevo scritto su Rivista Studio a inizio 2013: la frenesia per "Gangnam Style" era passata da un anno, e cercavo di fare un consuntivo. Long story short: è un generone pop locale che si rifà costantemente al trend mondiale.

La sua nascita — o meglio, la sua versione moderna — si fa solitamente risalire ai Seo Taiji & Boys, un trio pop-urban-hip-hop che pareva rifarsi smaccatamente ai Beastie Boys. Tipo: guarda qui.

Da allora — siamo ovviamente a metà anni Novanta — il genere è cresciuto, fino a imporsi a livello mondiale con l'improbabile hit di Psy del 2012, che ha fatto da cavallo di Troia in quest’altra parte di mondo, portando fuori dalla Corea fenomeni come 2NE1, Girls’ Generation, EXO, Sistar, ecc.

Stiamo quindi parlando di artisti con grossi numeri, in grado di “differenziare l'offerta” andando a inserirsi nei vari filoni musicali in hype, ma di produrre anche contorsioni logico-culturali assurde — come questa che all'epoca mi faceva impazzire: una M.I.A sudcoreana, ossia la versione orientale di una cantante britannica di origini tamil che riproduce modelli urban occidentali contaminati da evocazioni mediorientali. Alè.

Cmq, cose di base da dire sul k-pop:

  • Gli artisti vengono pescati dalle case discografiche attraverso delle audizioni sin da piccoli, per poi venire formati e plasmati come macchine perfette — artisticamente, ma anche con la chirurgia plastica;

  • Le tre case discografiche principali divorano quasi tutto il mercato: sono la SM Entertainment, la YG Entertainment e la JYP Entertainment;

  • Pare che il governo sovvenzioni tutta l'industria, nel tentativo di proporre un'immagine nuova del paese anche dal punto di vista diplomatico;

  • I protagonisti di questo filone musicale si chiamano idol;

  • Negli ultimi tempi ci sono stati diversi casi di suicidi — e tentati suicidi — fra gli idol, a causa di depressione e/o minacce a sfondo sessuale. Il caso più noto è forse quello di Sulli;

  • Si rifà sì al pop generico ma è meno esplicito dal punto di vista dei riferimenti a sesso e droghe: c'è sempre stato un elemento di sessualizzazione, ma più soft rispetto al mondo occidentale — e a prova di genitore;

  • Qui c'è una playlist di Spotify per partire da zero, qui Alexander Abad-Santos cerca di spiegarsi perché ci piacciono.

Ma torniamo ai BTS.


Perché dovrebbero interessarmi

Partiamo con un po’ di dati di contesto.

Questi in Corea del Sud hanno venduto una decina di milioni di dischi. L’album del 2019 (“Map of the soul: Persona”) è stato il più venduto di sempre nella storia del paese.

Altra cosa buffa ma incredibile: secondo un'indagine di Hyundai Research Institute, i BTS contribuirebbero ogni anno all'economia coreana per 4 miliardi di dollari: “il 7,6% dei 10 milioni e mezzo di turisti che hanno visitato la Corea del Sud nel 2018 e l’1,7% di tutto l’export del paese sarebbero direttamente collegati alla band”, si legge sul Post. Mecoglions!

Fuori da casa, i BTS sono finiti primi nella classifica di Billboard 200 con ben tre dischi diversi in un solo anno: che ti pare facile, ma gli unici a riuscirci prima di loro sono stati quel gruppo rock di Lonate Pozzolo, i Beatles.

Infatti nel video che vedi qui sopra ci sono loro che si esibiscono da Stephen Colbert con outfit, balli e setting stile Beatles: praticamente gli unici artisti non anglofoni a potere esser presentati così nel mondo anglofono, senza farci cadere il monocolo dall’orbita destra per lo scalpore.

Sempre negli USA hanno spaccato anche al Saturday Night Live: la loro esibizione, poi caricata su YouTube, è stata uno dei video più visti di sempre sul canale dello show. Eccola:

Tutto questo straparlare da contabile, comunque, non avrebbe senso se non ti dicessi quali sono le robe rilevanti per cui vale la pena di sapere chi è golden mandkae. Ed eccoci qua.

Intanto, cosa numero uno: questi BTS hanno un seguito moolto grosso in Italia. In rete è pieno di forum, pagine Facebook, conversazioni Twitter e meme-page su Instagram gestite e popolate da fan italiani — o meglio: più italiane, di solito. Ci sono anche petizioni su Avaaz per portarli da noi.

Su YouTube buona parte dello sforzo della fanbase italiana, stando a quanto ho capito girellando sulla piattaforma, è produrre video in cui si evincerebbe l'amore nascosto dei sette per l'Italia. Questo ne è un bellissimo esempio:

Ma soprattutto, i BTS sono il motivo per cui esiste questo video in cui una ragazza a un loro concerto impazzisce di gioia — e in un modo così sincero e adorante che ti fa venire voglia di essere così tanto fan di qualcosa almeno per 10 minuti, invece di farti mangiare dal cinismo del mondo contemporaneo, che animali che siamo.

Pare che il video sia stato reso pubblico da un amico della protagonista — che non avrebbe apprezzato granché

Comunque, questo è perché magari ti va di sapere chi sono i BTS:

  • Opzione 1: perché per una parte di popolazione fascia 13-25 anni sono importanti — talmente tanto da portare due video in tendenze in Italia questa settimana — e forse non te n'eri accorto.

  • Opzione 2: il modo in cui sono "artisti".

Rispetto al resto dello stardom k-pop, i BTS sono noti per essere autori delle loro stesse canzoni.

Questo li porta ad affrontare temi diversi da quelli del pop convenzionale, e ad abbracciare — come sottolinea anche Amanda Petrusich sul New Yorker — uno spettro molto più variegato, inclusivo e moderno di riferimenti culturali — pare citino una roba di Herman Hesse che non è “Siddharta” in un loro album del 2016.

“Secondo diversi autori, il loro successo è dovuto all'uso sapiente dei social per connettersi coi fan”, scrive Lenika Cruz su The Atlantic. “Ma molti critici ritengono che tanto dipenda dai testi conscious, la loro apertura nei confronti di argomenti tabù come la salute mentale”, gli stereotipi di genere, l’ansia sociale, l’auto-accettazione — RM, il leader, si professa femminista.

Ovviamente tutto il comparto di post e video sulle varie piattaforme, il caro vecchio marketing e il fatto che siano esseri umani perfetti e simpatici che dicono cose che possono sembrare sensate, li rendono una macchina da guerra infallibile del pop moderno — e giustificano tutto questo successo.

Però quello che dico è: se pop deve essere, è una cosa tendenzialmente buona quando si tirano fuori un paio di concetti utili come quelli di sopra, di tanto in tanto, ad uso e consumo di ragazzini in via di formazione.

Poi vabè si sono vestiti da simil-nazi una volta ma gli è proprio scappato. 🙄🙄

Adelante.


Tu cosa ne sai

A questo punto è arrivato il momento di sentire chi ne sa più di me. Ho scritto un mess a Giulia Trincardi di VICE, mi ha risp questo:

Grazie Giulia.


E con questo è tutto. Sono contento, anche se me li aspettavo come ospiti a Sanremo. Mah!

Noi ci vediamo presto. Magari settimana prossima, o magari zio diventa bisettimanale. Vediamo.

Voi comunque mi trovate giornalmente qui, o potete scrivermi rispondendo a questa mail.

Ciao, buone cose.

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