Oggi parliamo di TikTok

Questo è quello che forse vuoi sapere su questo social se ne hai sentito parlare ma niente di più.

Ciao,

Io sono Vincenzo, ho 33 anni e questa è zio: la newsletter che ogni settimana ti racconta una cosa che fanno i giovani d’oggi e che magari ignoravi — o non avevi voglia di approfondire perché hai una trentina d’anni, o trentacinque, o quaranta, o venti ma non-sei-come-gli-altri, che rivoluzionario!

A cosa serve zio? A questo: è il cenone di Natale, tuo cugino piccolo fa uso di lessemi come fre’ o crush e passa la serata a sbloccare balletti celebrativi su un videogioco online, mentre canta canzoni ancestrali che ti piacerebbe conoscere meglio anche solo per ragioni scientifiche. 

Cosa fai? Gli dai dello “stereotipo di zoomer” davanti a nonna? Ti metti a chiedergli “mi spieghi cosa stai facendo”? Non credo, non vuoi fare la figura dello: zio.

Ed ecco qua: è incredibile, ma zio è proprio il nome della newsletter che può darti una mano. Troverai dei focus monotematici sulle manie della Gen Z che ignoravi o che stavi cercando di ignorare, e che talvolta ho provato/visto/letto/esperito io stesso in prima persona — o farò raccontare a chi ne sa più di me.

Questa è la prima uscita: partiamo dalle basi e parliamo di TikTok.


Cos’è ‘sto TikTok?

“In five minutes, the app had sandblasted my cognitive matter with twenty TikToks that had the legibility and logic of a narcoleptic dream”.

Jia Tolentino, The New Yorker

Quindi: TikTok. È un social network, è cinese e un tempo si chiamava musical.ly. O meglio: il TikTok di adesso è l’unione tra un vecchio TikTok e un’altra app (sempre cinese) che si chiamava musical.ly — una piattaforma video dedicata principalmente a tre delle mie attività preferite: ballare, cantare e fare lip-sync di canzoni.

È utilizzata per lo più da teenager che parlano a loro coetanei, e quindi il rischio di percepirlo come respingente e incomprensibile è molto alto, a meno che tu non sia un vip italiano sopra i 45 anni e l’abbia preso per il cambio di status di Whatsapp.

Ecco un esempio di lip-sync i t a l i a n o (i volti sono blurrati non perché su TikTok siano tutti così; l’ho fatto qui per correttezza).

All’inizio, oltre alla Cina, ha cominciato ad andare forte in Indonesia. Poi si è esteso a ritmi serratissimi e adesso lo trovi un po’ in tutto il mondo: ha già più utenti mensili attivi di Snapchat e Twitter, e in Italia ha più di due milioni e mezzo di utenti — compreso il tuo vicino leghista.

Da noi, infatti, si è cominciato a parlarne soprattutto qualche settimana fa, dopo che pure Salvini si è fatto l’account regalandoci una nuova definizione di cringe, e dando il destro a nuovi inimmaginabili spaccati di Giornalismo Cartaceo Italiano, impegnato in quei giorni a spiegarsi e spiegarci questo coso dei giovani d’oggi con la stessa cifra stilistica e l’immaginario dell’Italia pre-unitaria. Esempio:

“Il cuore dell’applicazione con una nota bianca, stilizzata, su sfondo nero, è la creatività «muta» dei suoi stessi utenti. Ballano, imitano, sincronizzano le proprie labbra alle parole di una canzone o dello sketch di un film o di una serie tv: non parlano”

Ovviamente non è vero. Vediamo come funziona.


Come funziona?

Scarichi l’app e la apri. Fine. Non devi neanche registrarti: devi solo mettere da parte il tuo stile di vita occidentale e accettare di iscriverti al Partito Comunista Cinese schiacciando “Va bene” sulle note legali (non è vero, sono ironico: però sappi che i dubbi su privacy, raccolta e utilizzo dei dati non mancano). 

In home ti ritrovi subito i video che dovresti vedere: sono ovviamente in formato verticale, durano meno di 15 (o 60) secondi, e hanno uno stile che è una specie di combo tra Snapchat e il vecchio Vine — il social di Twitter per fare i video ironici e che adesso non esiste più. 

Gioviale ironia sino-italiana (per imitare le madri di solito si mette un asciugamano in testa).

Prima cosa che devi sapere: TikTok non è come gli altri social, in cui per cominciare a capire un po’ com’è la situazione devi comunque seguire qualcuno. No, qui il feed dei contenuti “suggeriti” ha sempre la precedenza su quelli “seguiti”. Quelli li puoi vedere, ci mancherebbe. Però devi faticosamente selezionare la tab in alto a sinistra. Matti. 

Questo feed poi si adegua ai tuoi “gusti” cambiando in base a quello che guardi di più, o a quello che segui, o alle tue interazioni in generale. Ma non si sa davvero come, perché il modo in cui funziona la “proposta editoriale” di TikTok è ancora misterioso, e a quanto pare regolato da intelligenze artificiali e sistemi di apprendimento automatico — sto cercando di non dire “algoritmo” per non sembrare renziano.

Un classico di TikTok con declinazione “grammatica italiana”.

Altra cosa: è super addictive. Se cominci non smetti più di guardare video, che ti piacciano o meno. Tra l’altro quasi sicuramente non capirai la stragrande maggioranza delle clip che troverai in home, ma tu non ti preoccupare: uno, forse sei VECCHIO/A. Due, è un meme che ancora non conosci.

Comunque, dicevamo: su TikTok puoi fare quello che guarda e basta, senza accedere davvero. O ancora meglio, puoi cominciare a produrre dei contenuti tuoi e diventare un muser. Ma in questo caso è meglio conoscere bene il tipo di video che ci puoi trovare sopra perché, come dicevamo, TUTTI si copiano fra loro — oggi si dice meme! — e quindi se non sai cosa fanno gli altri non ha senso che tu muova un passo.


Cosa ci trovo sopra?

La gran parte degli utenti che muove questo ondone di contenuti è minorenne, e come tale parla, fa, dice, balla e scrive cose da liceale che aspetta finiscano i Simpson per cominciare a studiare dopopranzo — si fa ancora? Studiare dico.

I contenuti prendono spesso spunto da vecchie battute, luoghi comuni, cose che succedono-a-tutti-wow-ma-allora-succede-anche-a-te, scenette da commedia familiare, stereotipi. 

Non mi sono spiegato bene? Qui c’è qualche esempio di TikTok del genere “Ehi è capitato anche a me lol”, se vuoi farti un’idea:

Può capitarti di trovare un video che ti fa dire “ah, bello questo, arguto”. Nove volte su dieci però è già stato fatto da qualcun altro, e quella che vedi è solo una sua riproposizione o traduzione locale — come se fossero dei meme in forma video, appunto. Pensandoci bene, però, questo vuol dire anche che a qualcuno un’idea buona è venuta.

Voglio dire: sono video fatti sostanzialmente per intrattenere ed esprimersi in modo creativo, ma non vale per tutti quanti (vedremo dopo). Non ci sono velleità giornalistiche (novità), e persino i Giornali Seri fanno contenuti per far ridere (tipo il Washington Post, che tra l’altro s’introduce a ‘sti zoomer con la bio “newspapers are like ipads but on paper”).

Esempi di video e tendenze:

  • Un meme in cui si imbratta la faccia di qualcuno, solitamente ignaro, mentre sotto sentiamo “Simba”;

  • Classica ironia sugli italiani che all’inizio pensi “vabe’ è solo un video sulla pizza all’ananas”, ma poi capisci che è un filone: fatalmente ti imbatti nellitaliano che gesticola, fatto sempre con lo stesso effetto e le stesse formule;

  • Altro meme super famoso in Italia: io lo chiamo “Fernando” e magari si chiama davvero così. Si tratta di reinterpretare questa scenetta, e basta. Stop, non c’è altro da dire se non che lo ha fatto anche un’intera farmacia;

  • Cose romanticone come ragazzi che rubano cuori e ragazze che spiegano quali sono le loro preferenze sentimentali.

Le canzoni che puoi mettere in sottofondo sono molto importanti, e definiscono il tipo di contenuto che andrai a fare (qui c’è una playlist delle più note).

Poi ecco: è importante notare che tutti questi video non sono stati girati col telefono, pubblicati e basta, one shot, come faresti con le storie di Instagram. No: sono stati elaborati grazie a una sorta di montaggio che TikTok stesso ti permette di fare, con processi di editing che a volte sembrano durare anche ore, ‘tacci loro.

Questo carino dai.

Infatti puoi aggiungere effetti, tagliare, registrare in one-step, velocizzare, rallentare, aggiungere scritte, audio, faccette, riprodurre dialoghi di film o scenette di Internet: questo ti permette di amplificare enormemente il tuo potenziale creativo — direbbero in un brief marketing per Nickelodeon — o molto più prosaicamente di copiare quello che fanno gli utenti super pro in USA adattando i contenuti ai canoni italiani. 

  • Ecco un esempio anglosassone: “Private School Check”, una check-list di cose che connotano la vita dei figli privilegiati del primo mondo, intenti a mostrarci quanto sono ricchi;

  • Ed ecco una versione italiana coi pariolini. Plis visit itali!

Bene. Arrivati a questo punto io sono sicuro al mille percento che stai pensando: vabe’ ma che merda, ne ho già le scatole piene. E invece sorpresa: ecco la parte interessante.


Perché potrebbe interessarmi?

Oltre a tutte queste bizzarre facezie, TikTok è il social a cui sempre più adolescenti si rivolgono per parlare di cose come orientamento sessuale, identità di genere, situazioni mediche delicate, salute mentale, pregiudizi contro minoranze sociali ed etniche.

Esempi:

Quindi è facile che tu ci possa trovare la ragazza che racconta com’è andato il coming out coi suoi. O il ragazzo che parla così naturalmente del ragazzo che gli piace che a te sembra di aver trovato finalmente la timeline giusta della Storia. O il 15enne che racconta di come fa a vivere senza una mano dalla nascita, o dell’essere rumeni in Italia. O la 13enne che pervasa da questo spirito d’intima condivisione quasi banalizza cose come la depressione e l’ansia.

Ci siamo capiti ;)

In parallelo può anche succedere che, come spiega Jia Tolentino sul New Yorker:

Arnold Schwarzenegger was on TikTok, riding a minibike and chasing a miniature pony. Drag queens were on TikTok, opera singers were on TikTok, the Washington Post was on TikTok, dogs I follow on Instagram were on TikTok. Most important, the self-made celebrities of Generation Z were on TikTok, a cohort of people in their teens and early twenties who have spent a decade filming themselves through a front-facing camera and meticulously honing their understanding of what their peers will respond to and what they will ignore.

Insomma, è un social network particolare. Poi intendiamoci: non ci trovi tutti gli zoomer — chiaramente — né può definire una generazione, ma ti apre una finestra su un mondo di idee, velleità, pensieri, ironie banalotte e storie pese che forse prima non conoscevi. E quindi sì, mi sembra già un buon motivo perché tu possa interessartene, o almeno sapere cos’è.

Inoltre, adesso hai capito perché non potevo spiegarti come si usa se non prima di averti dato un’idea di cosa puoi trovarci sopra. Poi per andare sul suo funzionamento pratico ti conviene provare direttamente — o cercare su Wikihow, l’Aranzulla canadese.

Detto ciò: racconto com’è andata a me.


Tu cosa ne sai?

Qualche tempo fa ho creato un mio profilo su TikTok. Prima ho caricato un video a caso, poi ho cercato di approcciare alla sua cifra, ho riprodotto meme e tendenze del momento, ma alla fine ho svoltato con questo video in cui bevo un succo. 

Bevo letteralmente un succo: 44mila views, 1200 cuori, e una manciata di commenti di altri utenti INVIDIOSI delle mie views — uno mi ha scritto “1000 like a uno che degusta un succhino”, un altro “li morti tuoi scuoiati”. Da lì in poi ho preso un po’ di follower.

Ho cercato di capire perché, ma niente: all’inizio pensavo dipendesse dal fatto che ho messo #influencer come hashtag, così per ridere, ma in realtà le altre volte non ha funzionato, e i video seguenti sono stati un flop dopo l’altro. L’ultimo che ho fatto secondo me faceva molto ridere. Ha 4 views.

In definitiva: non so dirti cosa puoi escogitare per crescere in termini di numeri, né cosa fare per sapere cosa funziona (qui la guida sempre by Aranzulla Canada). Devi provare un po’ di tutto — tieni presente però che non è come per le stories di Instagram, che poi scompaiono: resta tutto sul tuo profilo, quindi ricordati di preservare ciò che resta della tua dignità.


Cos’altro dovrei sapere?

  • ByteDance, l’azienda proprietaria, è stata valutata 75 miliardi di dollari. Mecojoni!

  • TikTok è diventato molto influente nel mondo della musica, proprio perché le canzoni vengono usate come base per i meme. Un pezzo di questi qui (“Old Town Road” di Lil Nas X) è andato tanto virale da diventare il brano dell’anno anche se fa cagare. Per questo la sua compresenza con l’industria musicale su questo pianeta sta cominciando a far pensare che sia più un problema che una risorsa, a meno che tu non sia Lil Nas X;

  • Secondo il Wall Street Journal negli uffici di ByteDance a Pechino ci sarebbe una simpatica stanza riservata agli informatici della polizia cinese. Teoricamente sarebbero lì per beccare contenuti pedopornografici o legati al terrorismo, ma va’ a sapere cos’è “terrorismo” per il governo cinese :))

  • Facebook ci sta scapocciando e sta provando a clonare TikTok in tutti i modi. L’ultimo tentativo, attraverso Instagram, è questo Reel: è uguale e lo stanno spingendo in Brasile.


Finito. Penso sia tutto quello che ti serve sapere. M’è venuta lunga e magari le prossime saranno uscite più corte, o diverse, o magari no: è tutto in divenire, come dicevano i filosofi in Grecia.

Ci vediamo settimana prossima. Se hai opinioni su TikTok, su zio, o pensi che dovrei cambiare mestiere, scrivimi senza probs. Infine: ti stai chiedendo perché faccia questa cosa gratis? Non lo so.

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