Abbiamo trovato l'anello di congiunzione tra zoomer e boomer?

Forse è il "buongiornissimo kaffèè" e mi pento solo di non averci pensato prima.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter sulle manie e sui consumi culturali della Gen Z 🧢

Che dici? Io dico questo, magari avrai notato che non ci vediamo da un paio di settimane, e il motivo è semplice: non ho sempre molto tempo per occuparmi per bene di zio, e a me piacerebbe averne tanto.

Una soluzione potrebbe essere scrivere meno. Onestamente. Farla più corta. Ce la faremo? Impossibile, disse l’orgoglio. Complicato, aggiunse la ragione. “Non si può più dire niente”, concluse il 90 percento delle tue conoscenze.

E quindi andiamo al punto: che differenza c’è tra le immagini “satiriche” dei cinquantenni e i memozzi dei teenager? Cosa distingue uno zoomer da un boomer? Te lo dico io cosa: leggi qui, facciamo dei ragionamenti a caso.


Lo scanzi-core

L’altro giorno sono andato a Vigevano. Così, perché volevo lasciare Milano dopo mesi approfittando della l̶i̶b̶e̶r̶t̶à̶ ̶c̶o̶n̶d̶i̶z̶i̶o̶n̶a̶t̶a̶ zona gialla. C’è una piazza molto bella e un castello con dei giardini.

Dentro i giardini mi è capitato di vedere ‘sto tipo che avrà avuto tra i 45 e i 50 anni. Aveva:

  • Dei jeans un po’ slavati e leggermente scampanati;

  • Una specie di berretto di lana che cadeva dietro la nuca;

  • Una giacca di pelle da motociclista molto aderente;

  • Gli occhiali da sole larghi;

  • Dei braccialetti;

  • Una tragica pashmina viola a fiori;

  • Degli stivaletti bassi.

Se ci pensi c’è un botto di gente che si veste così, come fosse uno stile codificato al quale però non abbiamo mai dato un nome. Pensaci davvero: quante persone così avrai incontrato? Sul bus, in vacanza, alle poste. Un botto, appunto.

Probabilmente ascoltano Renga ma anche Bruce Springsteen. Non postano ancora il buongiorno su Facebook, ma te lo danno in privato — buondì! Se potessero, scriverebbero sul Fatto Quotidiano e allestirebbero dirette sulla loro pagina Facebook per parlare di Fedez, vaccini, serie tv, Vasco.

È una delle divise ufficiali dei nuovi boomer, e ho deciso di chiamarla scanzi-core — nel senso di Andrea Scanzi.

Il fatto che questo stile adulto — come altri — non abbia mai avuto un nome ufficiale ci fa erroneamente pensare che le categorizzazioni sociali, culturali ed estetiche siano proprie ed esclusive dei giovani — ossia gli appartenenti a quelle che i tg chiamano “tribù”, e che sono sempre state molto più codificate: gli emo, i paninari, gli hypebeast, gli hipster, ci siamo capiti.

In realtà basta dargli un nome, per me. Alla fine anche i boomer hanno le loro tribù, le loro community di scelta o di vaga associazione. Un po’ come gli zoomer. Un po’ come tutti.


Buongiornissimo

Adesso: tu prova ad aprire Instagram e a cercare “Frasi adolescenziali”, o “Frasi adolescenza”, o “Frasi adolescenti”. Ti do una mano.

Il risultato è che troverai un sacco di pagine con un sacco di iscritti (anche centinaia di migliaia) in cui si susseguono meme a layer zero, espressioni del generone “Mai una gioia”, citazioni evocative, frasi motivazionali, dichiarazioni d’amore, tamburi di guerra contro le persone false. Ecco un altro esempio:

È come se i dialoghi tratti dalle esterne di Uomini & Donne fossero stati condensati e riadattati in un template vagamente urban:

O con gli still di Peaky Blinders al posto delle citazioni di Gomorra.

Nei commenti di queste pagine ci si tagga abbastanza, e sono quel tipo di cosa che a una certa età può anche essere piuttosto scusabile — alla fine condividerle è un modo per mandare un messaggio cifrato perché qualcuno intenda, o per mostrarsi profondi e daVvErO RoMaNtIcI. Ma a una certa.

A 13 anni. Come a 45.

Passetto indietro: per anni, quando ancora non li chiamavamo boomer, abbiamo memato e contromemato sulle pagine “buongiorniste” dei quaranta/cinquantenni su Facebook.

C’erano i cagnetti con le rose in mano, i kaffèèè, la Terra piatta, i bambini e un generico e inestinguibile odio per le perzone falze.

Tu prova però a prendere una di queste “frasi adolescenziali” e a infilarle qui dentro:

O a pensare ai giochi-rompicapo di cui becchi sempre la sponsor su Instagram: quelli in cui devi sbloccare un pezzo di tubo per far arrivare l’acqua a casa di uno, o muoverti in un labirinto con un’estetica non tanto diversa dai giochi da tablet per genitori alla Candy Crush.

O ancora, prova a pensare al fatto che anche gli zoomer hanno le loro personalissime teorie del complotto.

Differenze?


Il TikTok “morale”

Arrivati a questo punto è il momento di spararsi il solito disclaimer: non sto dicendo che tutti i giovani fanno una certa cosa. Come sempre, niente di scientifico — che poi magari gli admin di ‘ste pagine hanno tutti 95 anni.

Mi esaltava un po’ questa storia che zoomer e boomer su certe cose alla fine sembrano quasi uguali, e noi lì in mezzo a scrivere i saggi di semiotica del meme. Ma capiamo insieme un’altra cosa e partiamo da qui.

Da tempo su TikTok guardo con gusto questo tipo di contenuti di cui purtroppo si vanno pian piano perdendo le tracce: sono brevi video in cui a un certo punto qualcuno compie qualcosa di cattivo, o dispettoso, o irriguardoso nei confronti di qualcun altro, e una terza persona irrompe per ristabilire giustizia e verità in slow motion.

Questo sì, è stato proprio un trend. Sono delle operette moraleggianti, delle parabole di vita, dei saggissimi insegnamenti bonari.

Non so se abbiano avuto un nome o un hashtag, o se sia stata una challenge. Ma è stato così grosso da aver coinvolto anche diversi emuli italiani.

E però: se per un certo, confinato periodo questo format è stato una “cosa”, è in realtà TikTok stesso a prestarsi in generale a una vastissima offerta di contenuti a sfondo vagamente morale, ispirazionale, motivazionale.

Questi qui per esempio sono i Twiceofnice, una specie di Me Contro Te dell’Est Europa che ci mostrano quanto siano importanti fiducia, famiglia e amore monogamo attraverso video dalle grafiche non particolarmente contemporanee.

Pubblicano contenuti di questo genere da mesi, e sono arrivati a circa 11 milioni di follower, con video da milionate di views.

E seppure non si trovino ricerche o dati in grado di confermarci quanto questo tipo di cose siano effettivamente un trend diffuso, esistono dei meme a tema — che a modo loro ci suggeriscono che la cosa è abbastanza rilevante da meritare almeno una presa per il culo.

“In questo momento nei Per te di TikTok è pieno di trend simil-ispirazionali”, scriveva a marzo Rachel Chapman su Elite Daily, a proposito di un fenomeno che a modo suo a un certo punto è arrivato pure in Italia.

Funzionamento: “la gente prende messaggi divertenti ricevuti dai propri cari e li ricicla per creare immagini in stile card quote motivazionali — da accompagnare poi a ‘A thousand miles’ di Vanessa Carlton”. Tipo così:

Ancora: differenze tra questa roba e i meme boomer coi Minions?


Credo in te

Lui è Cucumber (@cucumberlovesyou), un dinosauro di peluche che vorrebbe ispirare i suoi follower a condurre una vita di serenità e accettazione parlando attraverso una voce robotica femminile.

A 1:37 Cucumber ci confessa di aver notato che i nostri attacchi d’ansia di recente sembrano essere aumentati, e quindi ci invita a respirare ritmicamente con lui.

Nelle scorse settimane è diventato un piccolo caso: nei suoi video dice di essere super orgoglioso di te per come ti idrati, perché superi i piccoli e grandi ostacoli delle tue giornate, per come lotti contro panico e depressione, e che crede in quello che fai. In sottofondo, il lofi hip hop di cui abbiamo già parlato — chissà se le due cose sono collegate, vabbè.

“Cucumber svolge attività pratiche in modo tenero, invitando i suoi viewer a fare altrettanto. (...) Può sembrare poco, ma per alcuni può essere d'aiuto, una specie di invito non giudicante a ricordarti che devi aprire le finestre, che devi uscire a prendere aria, che devi bere acqua e devi lavarti. Magari può aiutare a stare un po' meno peggio. E anche se non è una soluzione, può comunque essere un modo per ricordare a chi guarda Cucumber che il tema della salute mentale esiste, e che a qualcuno la tua magari interessa”

scrivono qui, cosa che può assolutamente essere: TikTok, YouTube e altre piattaforme negli ultimi tempi si sono riempite di pep talk e sveglioni motivazionali, così come non mancano contenuti a tema self-acceptance, self-help e self-care — dando vita a tutto un mercato basato sull’accettazione di sé, e su brand minimali e giocosi che ne stanno facendo un’opportunità di business.


La differenza tra boomer e zoomer

Su Bloomberg qualche mese fa si parlava dell’estetica adorkable, specie dal punto di vista marketing. Non saprei come renderla in italiano: è tipo l’essere orgogliosi di avere dei difetti, e farne un liberatorio punto di forza.

È un po’ quello che succede da anni su TikTok, dove insieme a balletti e ranocchie c’è spazio per parlare di cose in modo conscio e libero — insomma: una caratteristica accettata come “identitaria” della Gen Z.

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Starface, letteralmente delle stelline copri-e-assorbi-brufoli

Questi brand con i loro visual cringiotti e i loro colori mega fluo, secondo Ben Schott avrebbero trovato la terza via fra l’istinto self-consciousness e quello self-promotion che animerebbero questa generazione, il conflitto interiore tra il doversi accettare in un’età in cui per natura ci si fa schifo, e allo stesso tempo il volersi vedere accettati nella propria vita digitale — secondo questa ricerca, l’11 percento dei teenager americani si riterrebbe un social media “influencer”.

Alla fine: che sia proprio questa la vera differenza tra boomer e zoomer? Che la Gen Z si accetta, si adatta di meno a certi canoni, e che il mercato si sia a sua volta adattato?

Non lo so, onestamente. Stavo solo cercando di ragionare a voce alta e di condividere un paio di link. Però tu hai mai visto un cinquantenne vantarsi del proprio swag scanzi-core — o ostentarlo nella sua orgogliosa bruttezza — al punto da dargli un nome? Io no.

E basta. Voleva essere una suggestione, ma volevo anche solo salutarti. Ciao.


E con questo è tutto. Se ne hai voglia puoi tornare a leggere delle vecchie puntate qui, o venire a trovarmi su InstagramTwitterLinkedIn. Poi: lunedì sera siamo di nuovo live qui su Twitch per parlare — ancora — di Gen Z ma con la Gen Z e Carlo Pastore. Io adesso vado a Cascina Merlata ⛵️