Mi hanno mandato in Collegio e ci vieni anche tu

Sembra impossibile ma pare esista un programma su RaiDue di cui ai teenager importi qualcosa.

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, la newsletter scritta in diretta su Twitch (seriamente).

Come andiamo? Qui tutto normale. Il secondo lockdown marcia lento come le processioni con le madonne floreali. Non so cosa volessi dire davvero con questa immagine. Andiamo avanti.

Per i nuovi arrivati: salutoni, qui dentro parliamo delle manie e dei consumi culturali dei teenager di oggi, quelli della cosiddetta “Gen Z”. A volte sono cose poco serie, altre volte sono storie un po’ più pese.

Stavolta ci facciamo un giro nell’inaspettato universo fatto di giovanissimi, reaction e meme che ruota attorno a un programma Rai: si chiama “Il Collegio”, ed è di gran lunga lo show televisivo più rilevante nelle vite degli zoomer.

Saluta i tuoi cari e raggiungimi sotto casa — in senso figurato: oggi capiamo insieme com’è successo tutto questo e perché dovrebbe fregarcene qualcosa 🏄‍♂️


Cos’è “Il Collegio”?

Il Collegio” è un programma che va in onda su RaiDue di martedì in prima serata. Il format si ispira all’omologo inglese “That’ll Teach ‘em”. Quella in programmazione adesso è la quinta stagione.

Lo show in due righe: 24 teenager tra i 14 e i 17 anni provenienti da tutta Italia trascorrono qualche settimana all’interno di una struttura da dove dovranno superare l’esame di terza media.

(Immagine dell’autore)

In quanto “collegio”, questo posto ha un preside incazzoso e intransigente, dei prof vecchio stile,  guardiani e bidelli, uniformi da indossare e codici di condotta sommariamente repressivi.

Ogni stagione è ambientata in un anno diverso: il 1960 nella prima, il ‘61 nella seconda, il ‘68 nella terza, l’82 nella quarta. Quella di quest’anno è la classe 1992: e quindi il programma scolastico è vagamente incentrato sugli avvenimenti di quel periodo, e persino il computer è un coso dei primi anni Novanta.

A tenere tutto insieme è la voce di Giancarlo Magalli, che per quattro stagioni su cinque ha raccontato — e racconta — le giornate di clausura dei ragazzi, citando trend ed eventi storici dell’epoca in cui è ambientata la stagione e dicendo le cose in tono molto nostalgico.

Il casting del programma è mega importante, e la scelta dei ragazzi influenza di molto lo sviluppo della storia — lascio a te la scoperta dei vari personaggi, in caso ti andasse di approfondire.

Il gruppo di studenti include quote saggiamente ripartite di nerd, bulli, turbolenti, tranquilloni e capipopolo, con attitudini che presto o tardi si scontrano con questa loro nuova e ipersorvegliata realtà, portando a espulsioni, litigi, atti di ammutinamento e scene di indicibile disperazione adolescenziale.

Per capirci: uno dei momenti più attesi, ogni anno, è quello del taglio di capelli d’inizio stagione, una specie di rito marziale più o meno immotivato che genera però panico e contestazione fra i ragazzi, e che viene costantemente ripreso tipo cult su tutte le varie piattaforme digitali.

E infatti qui ti volevo.


Perché dovrebbe interessarmi?

Nel novembre del 2017 è andata in onda la puntata del taglio dei capelli della prima stagione. E come spesso accade, sui canali Rai di YouTube ne è stato pubblicato un cut specifico.

Ad oggi questa clip conta 19.166.498 visualizzazioni. I video a tema “Non ce n'è coviddi”, che a ragione o a torto riteniamo defining del nostro momento storico, non superano i 4 milioni. Ci siamo capiti.

Qualche giorno fa è andata in onda la puntata del taglio dei capelli del 2020 (o 1992), e come sempre le tendenze YouTube sono state letteralmente inondate da video a tema, tra clip del canale ufficiale, parodie, e reaction pubblicate dai maggiori youtuber italiani.

Ovunque, solo teenager che urlano mentre gli si falcia la frangia.

La cosa ha tracimato e tracima — come sempre — anche sulle altre piattaforme social, a conferma di quanto “Il Collegio” sia effettivamente, sinceramente argomento condiviso di discussione fra i giovani. E ti faccio qualche esempio.

“È tornato Il Collegio e finalmente posso fare un sacco di news” (cit vera ⭕️🧢)

Su Instagram puoi ritrovarti immagini e video delle puntate ripresi come estratti o meme: ci sono pagine dedicate allo show, e citazioni anche su community verticalissime a tema (che ne so) trap.

Su TikTok — peraltro social di riferimento di alcuni dei concorrenti — parti di dialoghi tratti dalle puntate diventano tranquillamente audio su cui fare lip-sync, mentre l’hashtag #ilcollegio arriva quasi a 290 milioni di visualizzazioni.

Persino su Twitch “Il Collegio” è argomento di discussione, con chiacchierate di gruppo in cui si fanno reaction live alle puntate, fino ad arrivare a coinvolgere Fedez e Chiara Ferragni — risultato: decine di migliaia di contatti unici contemporanei.

Questo per darti un’idea. Ma adesso:


Perché “Il Collegio” è così popolare tra i giovani?

Esatto: come mai “Il Collegio” sembra funzionare così bene per il pubblico più giovane, sebbene per anni ci siamo detti che questi non guardano la tv, che se lo fanno nel frattempo consultano un altro schermo, e che comunque YouTube occupa mediamente già quasi 4 ore delle loro giornate? Eh? PERCHÉ?

Voglio essere brutalmente onesto con te: non lo so, ma posso immaginarlo.

Banalmente, perché lo show parla agli adolescenti attraverso dei protagonisti adolescenti (grazie) — cosa tanto più potente se pensiamo al fatto che da secoli la tv italiana non riesce a comunicare con le nuovi generazioni, se non a scopo meramente pedagogico.

Proviamo comunque a fare un paio di ragionamenti in più.

Ovvia saldatura “K-Pop Army-Collegio”.

Secondo uno studio commissionato dal gruppo Armando Testa sulla Gen Z e i suoi consumi mediatici:

“Dopo i tiepidi ascolti registrati dalle prime due stagioni, mandate in onda e promosse quasi esclusivamente sul piccolo schermo, “Il Collegio” ha registrato un boom di contatti quando l’emittente ha convogliato i contenuti della terza stagione anche sulle piattaforme digitali come YouTube e RaiPlay, attraverso trailer e annunci riguardanti il format i suoi protagonisti”.

Il successo naturale e “organico” dello show, quindi, sarebbe stato almeno in parte figlio di una buona strategia digital che avrebbe portato alla produzione di mini contenuti creati apposta per una audience più giovane — praticamente dei promo televisivi, ma con lo sbatti triplo di andare a parlare ai ragazzi lì dove si trovano, col loro linguaggio.

Ad oggi, non a caso, lo show è arrivato a raggiungere i 10-11 punti di share, contro i 7/8 della prima stagione.

Tornando ai numeroni: secondo il CEO dell’agenzia media che ha commissionato lo studio, nella fascia di età compresa fra 8 e 14 anni analizzata da Auditel, la serie avrebbe registrato “un incremento dell’800% rispetto alla media settimanale della rete”.

Arrivati al 2019, “Il Collegio” avrebbe totalizzato quindi quasi 200 milioni di views tra il canale YouTube ufficiale, la piattaforma RaiPlay e l’indotto portato dai vari youtuber. “Nessun format ha mai generato numeri di questa portata”.

Al di là dei dati, comunque, io immagino che a contribuire a rendere lo show così rilevante per la Gen Z siano anche alcuni dei suoi meccanismi narrativi, che ti infilerò qua sotto in forma di elenco puntato:

  • La tensione allo scontro tra “giovani” e “vecchi”, tra “domani” e “ieri”, tra “ribellione” e “repressione”;

  • L’impatto con una realtà anomala e costantemente sorvegliata;

  • L’altissimo potenziale memetico di alcune tappe fisse (come, appunto, quella del taglio dei capelli; del provino; dei test)

  • Come detto, l’accurata ed eterogenea scelta del cast;

  • L’esaltazione dei vari sotto-plot (le love story, le parabole emotive, la costante minaccia dell’espulsione).

Eccetera. Ma adesso: stop alle telefonate, via agli svarioni.


Cosa stai cercando di dirmi?

L’altro giorno ho letto questo articolo che provava a spiegare ai più vecchi cosa fossero le reaction ai provini del “Collegio”.

“Per i boomer come me,” scriveva l'autore, “basti pensare a Mai dire tv della Gialappa’s Band anni Novanta per avere un riferimento”.

Ed effettivamente, in entrambi i casi abbiamo una voce fuoricampo “dissacrante” che canzona personaggi e ignorantate, e che crea battute e gag ricorrenti — i “tormentoni”. Oggi diciamo “meme”.

“Mai dire Grande Fratello 2049”? Perché no.

È una cosa alla quale penso da un po’, questa del rivedere vecchi meccanismi televisivi nei nuovi format digitali. Qualche giorno fa ho scambiato quattro chiacchiere con Marianna Bruschi, giornalista del gruppo GEDI, per il suo podcast “Unicorni in redazione” (se vuoi ascoltarci trovi tutto qui).

Facevo questo esempio: sebbene impegni un botto di persone in più — tra operatori, coordinamento giornalistico, produzione e commentatori — la telecronaca di una partita di calcio, alla fine, non avrebbe nulla di così platealmente diverso da una reaction su Twitch a una partita di Fifa o a un torneo di COD, dal punto di vista del risultato. Più o meno.

Voglio dire, pensiamo a un papà che guarda la Coppa Davis, e a suo figlio che segue una live di Minecraft: non saprebbero spiegarselo a vicenda perché non hanno un territorio comune o un linguaggio condiviso col quale comunicare, ma starebbero facendo praticamente la stessa cosa.

Cerco di ampliare un attimo il ragionamento: la mancanza di questo territorio comunicativo condiviso è il risultato — tra seicento altre cose — anche del fatto che la giornata di padre e figlio, dal punto di vista culturale, è scandita da robe totalmente diverse tra loro, con metodi diversi.

E quindi nel mondo del più vecchio la scalettatura quotidiana di programmi in radio e tv, il fatto che esistano i giornali al mattino, la squadra del cuore al mercoledì e alla domenica, e il filmone in tv dopo cena sono ancora qualcosa che resta aggrappato alle abitudini, e forma gusti e pensieri.

Nella giornata del più giovane, invece, c’è sempre di più la possibilità di consultare solo quello che davvero gli interessa, quando gli interessa, e con chi gli interessa. Senza necessità di seguire dei palinsesti. E questo cambia tutto 🤯

Qualche giorno fa Luis Sal (uno dei più noti youtuber italiani) durante una puntata di Muschio Selvaggio (uno dei video-podcast italiani più noti) ha più o meno fatto questo stesso ragionamento, rendendolo iper semplice. È qui sotto, a 48.17:

Te lo riassumo. Dice che una volta a scuola capivi subito che la sera prima tutti avevan visto quel programma in tv (l’Isola dei Famosi, o X Factor): perché se ne parlava nei corridoi, era il tema del momento, ed era evidente.

Adesso non sarebbe più così: “C’è chi vive nel mondo Luis, c’è chi vive nel mondo Masseo, c’è chi vive nel mondo Fedez”. Ognuno guarda quello che gli va, a parte rarissimi casi.

Ecco: “Il Collegio” è il rarissimo caso. E io ho fatto un giro gigantesco per arrivare a dire questo. Fine newsletter, alla prossima puntata!


Finito. Che dici? Aspetto la tua, quindi risp a questa mail o scrivimi sui social: qui trovi me su Instagram, qui su LinkedIn, qui su Twitter. Sto anche cercando di capire Twitch, come avrai intuito: se ti va, mi trovi pure lì.

Ultima cosa importante, che dico sempre ma devo ripetere: controlla le caselle matte della tua mail (tipo “promozioni”), perché a volte zio va a finire lì. Per evitarlo, aggiungi questo mio indirizzo email alla tua rubrica contatti.

Qui trovi tutti gli altri episodi. E basta. Spero tu viva nel mondo zio. Ciao!