😂 Rimpariamo a scrivere insieme 😂

Come si compone un messaggio nel 2021? E perché non possiamo più usare certe emoji? Boh

Ciao,

Io sono Vincenzo e questa è zio, quella newsletter.

Un saluto veloce: come va? Di che colore è la tua regione? Hai poco da tirartela, la mia vi manda a casa tutti.

Devo essere sincero: dopo aver parlato di Mia Khalifa BFF della Gen Z, di Twitch e della decima vita degli oroscopi, per questa settimana stavo preparando un altro po’ di roba pesa.

Poi l’altro giorno ho pubblicato nelle mie Stories di Instagram uno screenshot di questo articolo, mi è venuta voglia di scrivere un po’ a ruota libera, ed ecco qua: a quanto pare alla Gen Z questa emoji 😂 (quella che ride fino alle lacrime) fa schifo, e se la stai utilizzando vuol dire che sei vecchio. Dentro e forse anche fuori.

Ho sondato subito tutti, sempre via Stories: “scusate — ho chiesto — ma come la vedete questa cosa? E soprattutto: fate caso al modo in cui scrivete agli altri su WhatsApp, per esempio? Vi lanciate d’impeto o usate virgole, virgolette e incisi?” Curiosità mia.

Hanno risposto praticamente tutti1

Il tema è mega interessante, e pensavo lo fosse solo per me. Ma siccome sono già arrivato a 986 battute, e questo episodio di zio è candidamente, dichiaratamente uno scam costruito su un artificio retorico, ecco che andiamo proprio ad approfondire questa cosa del linguaggio testuale giovanile — con nessuna pretesa scientifica, ma solo per il gusto di capire quanto suoniamo vecchi quando scriviamo ai nostri cugini “Bella brodi morto totale ⛓💦”.


😂😂😂😊😐😕😓😰👨‍🦳

Voglio partire da qui, un po’ perché è un tema generazionale condiviso, e un po’ perché vorrei dedicare una live su Twitch a questa cosa (quanto 2021 da 0 a Pfizer? Votate).

Vi ricordare i tormentoni di Zelig, anni Duemila?

O meglio: voi miei coetanei, vi ricordate “Fluoooro”? O “Franco... Ooh Franco”? E sì, ti ho appena apparecchiato un gigantesco stargate mnemonico, ma prego: vediamone altri.

Avevi: “Chi è Tatiaanaa??”, il tipo che piangeva dicendo “Povero Silvio”, quello che faceva finta di essere il concorrente di quiz e continuava a ripetere “Le so TUTTE” come fosse un inesauribile perturbante infantile.

A un certo punto è uscita anche una compilation di canzoni con le battute più famose di Zelig. Oggi le chiameremmo “meme”.

Ma bella capsula 😂 Ma bella nucleo 🤣

I tormentoni di Zelig erano effettivamente dei “proto-meme”: li citavamo continuamente, diventavano passaggio obbligato del parlato comune, soprattutto il giorno dopo la messa in onda (andava il giovedì? Non ricordo).

A un certo punto a scuola quasi riproducevamo le puntate in classe, e ognuno fingeva di essere un personaggio specializzandosi in quella determinata imitazione — una specie di Lucca Comics del soft power brianzolo. O un incubo.

Ora, dopo averti “sbloccato questo ricordo” (inciso: da dove nasce questa espressione? Perché la usano tutti, adesso? M’interessa, fammi sap), cerco di spiegarti perché mi è venuto in mente: perché a quanto pare, quando usiamo le emoji in modo non mediato, fondandoci semplicemente sul reciproco capirsi, il messaggio che diamo a quelli più giovani di noi è lo stesso che daremmo se rispondessimo a un quindicenne che ci sta trollando con una roba tipo “Ha fatto la battuuuuuuta”.

Ossia, un messaggio da vecchi incomprensibili.

I nudi fatti: l’altro giorno esce questo articolo di CNN che citavo poco fa, e — ovviamente senza alcun valore scientifico, né calcolo su vasta scala statistica — viene fuori che l’emoji 😂 è considerata un’espressione da boomer.

Mi fa spaccare che nel pezzo, dovendo certificare questo twist culturale in pieno atto, venga riportata la testimonianza di Walid Mohammed, 21 anni:

“Uso tutto tranne l'emoji che ride. Non la uso da un po’ perché ho visto farlo ai vecchi, come mia madre, i miei parenti, i vecchi in generale”.

Va bene.

Adesso: io questa emoji non la uso, giuro, la cosa non mi offende. Mi piace usarle a caso e senza contesto. Però appunto: c’è un modo di usare le emoji? C’è un modo di scrivere su WhatsApp che è più ok di un altro?

Capiamo un attimo, ormai siamo qui.


🤳✍️💭✉️⁉️

Diciamo subito che temo non esista “un modo” per capirlo, a meno che qualcuno non finanzi una mega survey che nel 2021 — nel peggior momento delle nostre fantastiche vite 🙂 — miri esclusivamente a toglierci questo dubbio.

Però un paio di ragionamenti possiamo provare a farli. Per esempio, partiamo dal sondaggio che ho lanciato su IG. Chiedevo:

Cioè: partendo dal presupposto che, in questo mondo di relazioni forzatamente digitali, scrivere agli altri è anche un po’ presentarsi al mondo ed esprimere la propria personalità, esiste un modo più giusto?

E se dobbiamo ridurre i modi a due, per semplicità, è meglio fregarsene di punteggiatura e grammatica, asciugando gli impicci retorici con le emoji (e quali), o è meglio spiegarsi con anafore e costrutti complessi stile carteggio?

Il risultato sondaggio lo vedi sopra: di poco meglio la seconda opzione, ma la tendenza riscontrata è che i giovani (ho chiesto l’età ai rispondenti) pare percepiscano come più “cool” lo scrivere spezzettato, frenetico, senza cura, concedendosi magari dei refusi, piuttosto che fare la figura di quello che rilegge il messaggio, bada alla virgola. È stato un sondaggio combattuto, e anagraficamente piuttosto ben ripartito (nota a margine: in molti mi hanno spiegato che si devono usare tre emoji uguali per volta. Ok).

Ma assumendo che questa piccola ricerca ospitata dal mio profilo abbia — giustamente — lo stesso valore specifico del MoVimento 5 Stelle all’interno dell’esecutivo Draghi, ho cercato di farmi un giro nell’Internet alla ricerca di pezze d’appoggio. Sia con qualche studietto, sia con un po’ di contributi social a tema.

“Una delle prime cose che ho imparato è che è cambiato il modo in cui la punteggiatura viene percepita”, spiega per esempio Chris Stefanyk, Head of Brand Partnerships di Wattpad, dialogando con la fondatrice della piattaforma Gretchen McCulloch (WattPad è un servizio molto usato dagli zoomer per cimentarsi nella scrittura, ne abbiamo parlato qui).

E infatti per le giovani generazioni — continuano — andare a capo, tipo spezzare i messaggi in più invii, è effettivamente un modo per restituire quello stesso senso di divisioni e pause nelle frasi. “Le generazioni più anziane tendono a usare punti e puntini, che sono viste come più relax”. Dimmi che non è vero ……. !

Poi qualche tempo fa è partito pure un mega dibattito sull’uso del punto a fine frase a causa di una ricerca della Binghamton Universitysecondo la columnist del Guardian Rhiannon Cosslett, le persone più adulte spesso non si accorgerebbero neanche dell’uso sconsiderato che ne fanno, e che per i più giovani sarebbe percepito come una specie di frustrata prevaricazione.

Domanda: tu lo sai perché? Perché la punteggiatura, banalmente, non serve.

“Prendi il telefono di tuo figlio e leggi un po’ di messaggi. Ti accorgerai subito di non trovare punti, e per una semplice ragione: non sono considerati necessari. Il punto a fine frase è la peggior emoji che puoi ricevere”. Beccati questa Stéphane Mallarmé, aggiungo io.

Intendiamoci: tutto questo non vuol dire che i giovani non scrivano. Anzi: scrivono molto più di quanto lo facessimo noi, poveri teen del duemila spronati alla stesura dei testi dalla lettura di Isabella Santacroce e dall’acquisto di diverse — ma comunque limitanti — Christmas Card.

Lo fanno continuamente, e costantemente sono costretti a cambiare registro linguistico a modo loro per adattarsi — a crush, alla mamma, alla chat di classe, all’amico d’infanzia. Che fatica.

Sempre a tema “multi-codice”, tra l’altro, c’è questo TikTok che mi ha fatto ridere-ma-anche-riflettere perché un po’ mi ci rivedo: non posso inserire il video qui sotto, ma c’è un ragazzo che deve scegliere tra quattro emoji diverse con cui esprimere il concetto “rido”, e che non sa come uscirne.

Eccolo qua:

Tutte e quattro assolvono perfettamente al compito, ma solo una è contestuale al tipo di conversazione che vuoi intraprendere, e soprattutto al tipo di persona alla quale ti rivolgi.

E questo ci riporta alla questione emoji.


♻️⛵️🏰🚦🎅

Guardiamoci negli occhi un sec.

Ci siamo bullati per anni credendo di essere totalmente egemoni sulla cultura di Internet, immaginando di saper ridere a ogni meme, saper tradurre ogni nuovo slang.

E invece no. Invece “adesso c’è una parte dell’Internet fatta di norme e trend di cui i millennial non si accorgono subito — una specie di crudele memento del fatto che dichiarazioni dei redditi e retinolo li tengono troppo impegnati a fare altro”, scrive Michelle Santiago Cortés su Refinery29 descrivendo in cinque parole il senso di zio, la newsletter che stai leggendo adesso.

I giovani di oggi — al contrario — possono oggettivamente spendere moolto più tempo su Internet, liberi e senza particolari costi. Questo li porterebbe a investire molto di più nella scelta di emoji meno usate e note, continua, e quindi a “esprimersi in modo sempre più preciso, sebbene quasi anarchico”.

Potrebbe non aver senso, ma è una teoria affascinante che può provare a spiegarci perché delle faccine che significano oggettivamente, in modo socialmente riconosciuto delle sensazioni (esempio: mani che salutano, espressioni dubbiose) vengano invece discriminate o sostituite da altre. Così. D’imperio.

“I millennial sono stati i primi a godersi questo nuovo, incredibile mondo”, scrive Satviki Sanjay su VICE. “Ma l’uso delle loro emoticon era molto più diretto, chiaro. 😂 o 😊 significavano esattamente ciò che erano, che è una cosa ben poco divertente”.

Per gli zoomer, continua, la situa “è più strana, ironica, sfumata”.

Esempio:

“Se vedo qualcosa che mi attrae su internet, il mio cervello fa immediatamente 😳 👉👈 ; ho passato l’intera pandemia a mandare 🤠 ai miei amici lasciando intendere che stessi bene fuori, mentre in realtà morivo dentro (...). E 😭, per esempio, non è solo ‘piantino’: è sentirsi quasi sommersi da qualcosa — ma in senso carino, stupido”.

E infatti:

Secondo uno studio finanziato da Adobe, l’83 percento degli zoomer si troverebbe più a suo agio a esprimere sensazioni tramite emoji che tramite telefonate (questo è un messaggio chiaro per tutte quelle call che potevano tranquillamente essere un 👍). E per Emojipedia (esiste) ormai un tweet su cinque ne conterrebbe almeno una. “Le emoji sono qui per restare”.

Quello qui sopra è il titolo di un pezzo del Daily Mail del 2018: il mondo sta andando in rovina, i giovani non capiscono un cazzo, gli studenti della Gen Z non sanno mandare le mail, la gente ormai si esprime solo con le faccine — dice uno studio condotto da Google, LOL. “Il 94 percento degli intervistati avrebbe la percezione che la lingua inglese si stia deteriorando, ed in parte è a causa delle emoji”.

Secondo altre ricerche non sarebbe invece vero nulla e dovremmo tutti darci una bella calmata. Anzi: le emoji addirittura aiuterebbero “le capacità comunicative”, dimostrandosi “efficaci sostitutivi dei gesti nella comunicazione non verbale, portando i testi in una nuova dimensione” — si legge su TheNextWeb.

Alla fine, come dice l’autore della newsletter Garbage Day Ryan Broderick, le usiamo tutti un po’ a caso: “il modo in cui gli attribuiamo un significato è del tutto istintivo”.

A proposito di istinto, tra l’altro, alla fine del mio sondaggio su Instagram sono arrivato alla banale conclusione che il tutto si riduca all’eterno scontro totale tra chi riesce a vivere e comunicare spontaneamente — appunto — e chi invece ci resta sotto con l’overthinking. Più una roba portata dalla natura o dal proprio rapporto con la società, che un affare generazionale.

Magari è vero, magari no, ma non ho altre conclusioni da aggiungere se non questo: cosa si risponde a qualcuno che ti scrive il messaggio che segue:

“Mia moglia si chiama Rosaria, ma io la chiamo Rosa per risparmiare aria”2?

Un’emoji particolare? “Rido”? “Ahaha”, “LOL”? “Morto”? “LMAO”? Seriamente, fammi sap.


Bene. Episodio un po’ diverso. Alla luce di quanto abbiamo detto finora, io mi faccio una domanda sincera e per nulla polemica: quali sono le letture della Gen Z? Quali sono i loro Moccia, persino? Chiedo per un amico, risp a questa mail o cercami su Instagram, Twitter e LinkedIn. Forse ne parliamo.

Mi trovi anche su Twitch, tanto è zona rossa, magari ci spariamo una live insieme. Tu comunque qui puoi recuperare le altre puntate. Ti ricordo anche di controllare sempre in “promozioni” e “spam” nella tua casella, ché sennò non ci vediamo mai più.

Vai veloce, ciao, Vincenzo.

1

Campione statisticamente irrilevante,

2

Sì, te lo ricordi anche tu.